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Nel 2001 moriva Fedele Gizzi: ecco chi era

Il 24 giugno di 13 anni fa moriva Fedele Gizzi, una personalità poliedrica che in Ariano ha lasciato il segno. La sua è stata un’opera lunga e singolare sulla scena sociale, politica e culturale della città, protagonista per oltre mezzo secolo di eventi, ricostruiti da un abile lavoro del sociologo e storico Nicola Savino, con: La città in bilico. Nel suo libro-omaggio a Gizzi, Savino ritorna sui “luoghi della memoria”, si muove “nella trama dei ricordi con vibrante emozione e a tratti con commozione, poiché certi momenti della storia ci toccano così intimamente che nessuno e tantomeno lo storico, può guardarli con distacco, e che anzi essi in certe circostanze concorrono a dirigere i nostri pensieri e le nostre azioni”. Fedele Gizzi fu professore di Lettere e Filosofia presso licei e istituti superiori, sforzandosi di trasmettere ai giovani il culto del bello e dei valori, la storia dell’umanità, il sapere come conquista. Fu maestro sensibile e austero, ma insieme ironico. Memorabili le sue lezioni sullo Stilnuovo, sul Rinascimenrto, sul Romanticismo, sul Verismo e sull’Ermetismo. Appassionate le declamazioni delle opere di Omero, Dante, Ariosto, Foscolo, Carducci, Pirandello, impartite da vero attore. E in realtà fu anche attore, giovanissimo, nella Compagnia Filodrammatica, di cui in seguito divenne direttore, cavalcando le scene fino a quando la guerra non glielo impedì. Nel teatro si calò, come suo costume, con impegno e passione: approfondì i drammaturghi greci e romani, predilesse Petronio, amò Shakespeare, Goldoni, Molière, Pirandello ed Eduardo, fino al teatro dell’assurdo di Ionesco, passando per la satira spietata di Brecht, l’esistenzialismo di Sartre, la religiosità laica di Testori, per giungere ai monologhi di Dario Fo e alla voce dell’anima di Carmelo Bene. Nella prima elezione amministrativa democratica a suffragio universale post bellica, il prof. Gizzi fu tra i protagonisti più tenaci e appassionati della mobilitazione popolare per la conquista della Repubblica insieme ad altri 5: l’avv. Ireneo Vinciguerra, l’avv. Carlo Flammia, l’avv. Michele D’Alessandro, l’avv. Luigi Albani, il prof. Gabriele Ninfadoro. Tutti e 6 appartenevano alla lista di sinistra, Concentrazione Repubblicana, sconfitta dalla Unione Democratici, che si aggiudicò 24 consiglieri su 30. Alle votazioni successive i partiti si riappropriano dei ruoli, si ricompattarono le alleanze. Il Movimento Sociale, alleato con la lista civica dell’Orologio, conseguì una maggioranza di 20 consiglieri su 30. La Tromba, lista composta dal partito Comunista e da quello Socialista, capolista Gizzi, ottenne 4 seggi comunisti e 1 socialista. Negli anni che seguirono, nuovi scenari politici si stavano delineando grazie a Sullo, leader della Democrazia Cristiana, di ispirazione dorsiana, il quale comprese la necessità per l’Irpinia di un nuova classe dirigente adeguata ai tempi, che individuò in due giovani, De Mita e Bianco. Fu quello il momento buono anche per Ariano, dove, dopo dieci anni di predominio, la destra perderà la maggioranza per rassegnarsi al ruolo di opposizione. Nella trama del successo elettorale della DC, un ruolo prioritario assunse la capacità di elaborare una lista trasversale sia per classi sociali, sia per fasce generazionali. Un contributo di spessore fu apportato dalla presenza di Gizzi, terzo eletto, dopo Maresca ed Esposito. Per la prima volta dall’avvento della Repubblica, Ariano aveva un governo di centro-sinistra, seppur con configurazione inusuale. Alla successiva elezione, la DC si riconfermò partito di maggioranza relativa. Nella prima consiliatura post terremoto, in un periodo storico nazionale critico, con il miracolo economico in recessione e l’aumento delle tensioni sociali, nel pieno della maturità della vita, Gizzi venne eletto sindaco. Si adoperò con sacrificio e abnegazione alla rinascita della città, sempre disponibile e generoso e si fece promotore di iniziative e opere sociali. Mise a disposizione della comunità nuovi impianti sportivi e creò l’Olimpiade arianese, una “palestra” nella quale anch’io ebbi modo di cimentarmi. Diede impulso all’edilizia scolastica e modernizzò la macchina burocratica, potenziò la rete idrica e fognaria, le linee elettriche e quelle telefoniche, consentendo alle contrade di uscire dall’isolamento, diede corpo al decollo della struttura ospedaliera e avviò al compimento edifici quali l’Ufficio postale, il Mercato coperto e il Palazzo di giustizia. Ebbi modo di conoscere Fedele Gizzi nel 1990 allorquando fui autrice e conduttrice di un programma radiofonico per la Rai di Napoli, proprio su Ariano. Ne raccontai vicende storiche e aneddoti, passando per i personaggi più significativi: fu un abile e interessante narratore, che impreziosì il programma con la sua ampia testimonianza. Di quelle che non si dimenticano.

 

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