Greci (Katundi in arbëreshë) è un Comune della provincia di Avellino che sorge nell’area del Cervaro-Miscano, ai confini con la Puglia (Capitanata). Situato a 821 metri sul livello del mare, circondato da vasti boschi di quercete e conifere, dista 72 Km dal capoluogo, ha un’estensione di 30,27 Km ed è abitato da poco meno di 700 persone. Etimologia: il nome deriva dal latino Graeci, cioè “Greci”, in riferimento alla popolazione greco-bizantina che diede origine al borgo. Storia in breve Preesistente all’arrivo degli Albanesi, l’appellativo Greci compare dopo il 535, come colonia fondata in seguito alla spedizione in Italia meridionale del generale Belisario, ordinata dall’imperatore di Costantinopoli, Giustiniano, impegnato nelle guerre contro i Goti. Il paese fu distrutto dai Saraceni nel 908 d.C. e riedificato nel 1039, dal conte Potone, per concessione del principe di Benevento, Pandolfo III e di suo figlio Landolfo VI. A quel tempo, Greci era una specie di emporio, dove si svolgeva il commercio tra Abruzzo e Puglia. Nella seconda metà del XV secolo, fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë, che erano giunte in Italia a seguito del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg (1405-1468). Questi sbarcò in Italia nel 1459 per aiutare Ferdinando D’Aragona, re di Napoli, contro Giovanni D’Angiò. Le sue truppe, unitesi all’esercito di re Ferdinando, contribuirono in maniera decisiva alla vittoria di quest’ultimo sugli Angioini, in particolare, nella battaglia dell’agosto 1461 combattuta tra Orsara, Troia e l’antico territorio di Terrastrutta, nei pressi di Celle San Vito. Il re lasciò sul territorio una guarnigione di soldati a difesa di eventuali incursioni ribelli e consentì a quanti, tra gli esuli albanesi di rito greco lo desiderassero, di restare in Italia e ripopolare il luogo. Un invito che soddisfaceva anche esigenze pratiche: gli Arbëreshë avrebbero potuto così vigilare sugli insediamenti franco-provenzali filo-angioini della vicina Valmaggiore (Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito e Faeto). Le popolazioni albanesi insieme a lingua usi e costumi, avevano importato a Greci anche il rito greco-ortodosso, successivamente soppresso nel 1690 dal Cardinale Orsini. Luoghi di particolare interesse Palazzo Caccese (appartenente alla famiglia Caccese di Montecalvo Irpino): edificio ottocentesco, all’interno del quale si trova il museo dedicato a Giuseppe Vedovato (1912-2012), presidente emerito del Consiglio d’Europa, nativo di Greci. Palazzo Lusi: edificio cinquecentesco con cortile interno, che ospita il Palazzo Lusi ed Esposizione Archeologica Greci (PLEAG). Venduto nel XX secolo dagli eredi Lusi al Comune di Greci, da allora ne è la sede municipale. Chiesa di San Bartolomeo: dedicata al Santo Patrono di Greci, è la Chiesa Madre del borgo. Stazione di Posta “Tre Fontane”: imponente esemplare dell’architettura rurale rinascimentale, si trova lungo il Regio Tratturo Camporeale-Foggia. Mnemoteca: comprende la mostra “Cultura e tradizione arbëreshë” e le biblioteche “Vedovato” e “De Martino”. Palazzo Lauda: appartenente all’omonima famiglia, è in struttura settecentesca. Palazzo De Maio: appartenente ai discendenti di Michele De Maio, governatore dei luoghi confinanti al tempo della dominazione spagnola, risale al XVIII secolo. Villa comunale Breggo: fu il primo insediamento arbëreshë, sull’omonima collina (breggo significa monticello) in cui tuttora si trova, con alcune delle poche kalive (antiche abitazioni tipiche di pietra con tetto in legno e tegole, usate per uomini e animali) superstiti. Laghetto “Luza Aqua Fets”: situato tra i monti Calvario e Cervo, naturale e riadattato, è detto anche “Lago Iliade”. Eventi tra sacro e profano Il Dramma Sacro di San Bartolomeo apostolo e la processione dei simulacri del Santo Patrono e della Madonna del Caroseno. Il 25 agosto si rimette in scena il dramma, suddiviso in 5 atti, che narra la vicenda storica di Bartolomeo in Armenia, terra che aveva evangelizzato e nella quale subì lo scorticamento e il martirio. Una prima versione fu scritta dall’abate grecese (storico e scrittore) Luigi Lauda nel 1881, ma quella che viene attualmente recitata, è una successiva versione del 1913. Sagra del caciocavallo; Sagra della pannocchia, corredate da fiere, luminarie, spettacoli, iniziative culturali. Economia, Prodotti e Piatti tipici L’economia di Greci si fonda sul primario (pastorizia e agricoltura) e, ultimamente, sul turismo, che sta riscoprendo il borgo, grazie alla rivalutazione delle sue antiche origini. Prodotti delle terre grecesi: vino Irpinia Colline dell’Ufita DOP; olio extra vergine di olive Ravece, gradevolmente amaro e piccante; Caciocavallo silano DOP, formaggio semiduro, a pasta filata, prodotto con latte di mucca di diverse razze, tra cui la podolica. Piatti della tradizione: Muxhela, dolce a base di farina di granone, uva passa, pinoli e zucchero; Cic kuet, bollito di grano misto a granone, con aggiunta di zucchero; Panari e Nusia, dolci tipici pasquali di pasta frolla decorati con confetti colorati, a forma di paniere..

Curiosità Gli abitanti del borgo si chiamano grecesi. Alcune contrade del territorio di Greci portano nomi prettamente arbëreshë: Sheshi, Kikutë, Pilli, Fisa, Ghama Shpotit, Mali, Vreshtë, Bregu, Shkembi, Rëshkalatat, Shelqi, Proigas. Il borgo viene spesso chiamato con l’antico nome katundi. Le tradizioni identitarie arbëreshë e l’idioma, sono tutelate per legge dalla Regione Campania, che riconosce Greci (minoranza etnica albanofona) come unica isola alloglotta della regione. Lu bannitóre di Griéci Chi téne lu ppappacògni lu mmétt ‘n durbicògni ca viénunu li caribògni e vi mìttunu ‘n carcirògni”. Il banditore di Greci: Chi possiede del tabacco/lo vada a sotterrare/perché vengono i carabinieri/e vi chiudono in carcere. Comunicato ad alta voce, il bando era un avvertimento ai braccianti accorsi dai paesi vicini, riuniti in piazza per essere ingaggiati come mietitori. Il tabacco di cui parlava il banditore, era lu tabàccu trizzèttu, il tabacco secco a foglie, detenuto illegalmente, che circolava tra i fumatori grazie al contrabbando, fino agli anni Sessanta del Novecento, duramente perseguito dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri. Il banditore, dopo uno squillo di tromba, adoperava un italiano maccheronico e avvisava di stare in guardia sul tabacco, sperando di essere capito dai braccianti, ma non dai carabinieri. Quando a Montecalvo Irpino (paese limitrofo) qualcuno parlava in modo incomprensibile, si diceva: “parla ricéscu”, cioè greco-albanese, come quelli di Greci.

Fonti: dell’autrice sul campo, Comune di Greci, visitagreci.it, Wikipedia, SistemaIrpinia.it, comuni-italiani.it, viaggiart.com, Michele Ciasullo, Angelo Siciliano.

Di Floriana Mastandrea

Giornalista, scrittrice, sociologa: per una società più equa, la giustizia giusta e i diritti, soprattutto per i più deboli. Combattente per indole e per necessità.