Cosseria (SV): il sorprendente Museo della Bicicletta e un progetto di ciclismo al femminile

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Jacek Berruti, suo fratello Leszek, Zofia kwitek Wroclaw, madre dei due, ed Elena Martinello, moglie di Jacek, tutti appassionati di ciclismo, costituiscono le pietre miliari del Museo Berruti, dedicato a Luciano, un ciclista storico, noto a livello internazionale come l’eroico.

Museo. E’ visitabile su appuntamento

Incuriositi dall’insegna notata transitando sulle strade limitrofe, preso un appuntamento, siamo andati a visitarlo e, sia le bici e gli altri oggetti, sia l’incontro coi gestori, sono stati una bella scoperta. Il museo si trova a Cosseria (provincia di Savona), paese di poco più di mille abitanti, crocevia di sentieri che portano verso i boschi della Val Bormida, il mare e le Langhe, e custodisce pezzi rari e pregiati.

Museo. Cosa aspettarsi oltre ai cimeli di Bartali e Moser

Alla vasta collezione di biciclette e di cimeli, che spaziano dal velocipede alla moderna bicicletta, si aggiungono magliette vintage indossate dai corridori, tra cui quelle di Moser e Bartali, scarpe, articoli di giornale, foto, quadri, tazze e altri oggetti di uso personale. Divenuto un punto di riferimento per il ciclismo vintage mondiale, il museo attraversa la storia del ciclismo dall’Ottocento ai giorni nostri: vi si possono scoprire dalla Draisina, alla bici di Moser, dalla cyclette con cui la principessa Sissi d’Austria si teneva in forma, al biciclo, dalla Colnago di Franco Ballerini (ex commissario tecnico), alla Peugeot di Petit Breton, fino a quella personale di Luciano del 1907, all’automoto di Bottecchia e persino la bicicletta volante (costruita proprio con le ali)!

Museo. Chi era Luciano Berruti?

Luciano Berruti

Con quegli imponenti baffi curati, simili a manubri, era un uomo d’altri tempi, dalle mille risorse: generoso, amante dei viaggi e grande lavoratore (faceva due lavori per mantenere la famiglia), che tra gli altri mestieri, aveva imparato a fare il muratore, il carpentiere e il tecnico-dentista. Emblema stesso dell’Eroica, la cicloturistica di biciclette d’epoca, così viene descritto, nel libro che lo ricorda, dal sindaco di Gaiole in Chianti, Michele Pescini, che gli aveva conferito la cittadinanza onoraria: “Luciano Berruti sarà l’eroe delle strade bianche per sempre, come Che Guevara sarà l’icona del rivoluzionario. Luciano è il nostro simbolo, l’espressione della gioia, del piacere, di uno sforzo fisico bello, la sfida di una passione in una società omologata. Una persona di quelle che ti insegnano qualcosa senza volerlo fare: la storia di Luciano è costellata di elementi eccezionali che hanno arricchito un personaggio vero fatto in casa, capace di stupire per normalità. E il popolo dell’Eroica divenuto insieme a lui internazionale, lo ha eletto suo riferimento.

Museo. Dal paesino alla fama mondiale

Perché nessuno avrebbe saputo come lui unire il microcosmo di un paesino alla ribalta mondiale, con tanta umiltà”. La sua passione per il ciclismo d’epoca lo porterà a calcare le strade dell’Eroica in Spagna, Olanda, Inghilterra, Giappone, Stati Uniti, Sud Africa e Uruguay. Nato a Cosseria nel 1943, Luciano praticò il ciclismo fin da bambino, nella categoria allievi. A seguito di vari infortuni lo riprese solo intorno ai quarant’anni, alternando: strada, mountain bike e ciclocross, che gli fruttarono numerosi titoli. Nel 1997 si avvicinò al ciclismo d’epoca, partecipando, col dorsale numero 1, alla prima edizione dell’Eroica di Gaiole in Chianti (SI). Sia in Italia che in Europa, Berruti è tuttora considerato uno dei riferimenti della categoria e dei valori che essa incarna: correttezza, altruismo, sacrifici e sofferenza.

Museo. Nel 2017, l’ultima fuga

L’ultima “fuga” di Luciano, il 13 agosto 2017, a causa di un malore, durante una delle sue pedalate, tra Bormida e Melogno. La moglie Zofia, conosciuta in Polonia negli anni Sessanta e in Italia dal 1970, nel sottolineare come a ogni incontro con i visitatori si emozioni illustrando le gesta del defunto marito, ci ha narrato le storie legate a bici e cimeli del museo, mostrandoci oggetti, cartoline, quadri, un libro e articoli giornalistici dedicati a Luciano.

Elena Martinello
Elena Martinello

Il progetto di ciclismo al femminile La grintosa nuora, appassionata ciclista, ci ha parlato della sua iniziativa dedicata alle donne… In Liguria da 5 anni (per il matrimonio con Jacek Berruti), Elena Martinello proviene da Vicenza ed è una digital manager (lavora tra Internet e social media) freelance, che promuove un progetto di ciclismo al femminile.

D.: Non possiamo fare a meno di chiederle anzitutto l’approccio delle donne con la bici…

“Ancora un po’ difficoltoso, poiché è stato sempre stato loro inculcato che è uno sport maschile, quindi molto duro. In realtà, si sta gradualmente comprendendo che è uno sport adatto alle donne, sia a livello amatoriale che agonistico. La “bike therapy”, ci fa sentire in forma, elimina lo stress, aiutandoci a “scollegare” la testa dai problemi, ci rende più forti, autonome e motivate. Il ciclismo è uno sport diverso dagli altri, va provato”.

D.: Qual è l’obiettivo del Ride Like a Girl Project?”

“Avvicinare il più possibile le donne al ciclismo. Vogliamo diventare un punto di riferimento sia per le principianti, sia per le più esperte, fino a renderle in grado di affrontare da sole le uscite in bicicletta. Siamo soprattutto on line (www.ridelikeagirlproject.com), una community virtuale, ma tendiamo ad avvicinare le donne, farle incontrare anche fisicamente, organizzando eventi. In tal modo favoriamo oltre all’incontro, anche la scoperta dei territori. La community è nata nel 2015, ma cresciamo anno dopo anno: nel 2021 il progetto è diventato ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica), per rendere sempre più concreta la rete di supporto fra le donne in bici. Grazie a un notevole seguito internazionale, abbiamo superato le diecimila iscritte, ma ci manca la parte reale: lavoriamo per promuovere gli incontri almeno una volta a settimana, in modo da uscire per pedalare insieme. Nonostante questo territorio non sia vasto, qui ci sono parecchie cicliste e a poca distanza c’è Finale Ligure, una mecca della mountain bike. Ogni primo mercoledì del mese, ci ritroviamo presso un negozio di Finale per fare la sunset ride e poi pedaliamo insieme”.

D.: Da Cosseria al resto della Liguria…

“In realtà il progetto è nato a Padova, ora che dal Veneto mi sono spostata, organizzo il mio gruppetto di amiche da qui e spesso andiamo in Toscana, a Massa Marittima, nella splendida Maremma, dove vive una delle socie: è il nostro luogo del cuore. A marzo di ogni anno proprio a Massa, organizziamo un week end tutto al femminile per dare il via alla nuova stagione ciclistica. La bici rappresenta uno stile di vita e uno strumento di viaggio, che durante i nostri tour, mostriamo come fare in sicurezza e autonomia. Conoscere le zone in cui organizzare eventi e tour è fondamentale, perciò esploriamo sempre nuove location e collaboriamo coi territori per promuovere le strutture e i percorsi più adatti”.

D.: Il museo dedicato a Luciano Berruti, ha influenzato la passione per la bici?

Un angolo del Museo

“Luciano, che, va ricordato, è stato insignito dell’onoreficenza di Ambasciatore del Comune di Cosseria e del Ciclismo nel Mondo, ha lasciato il segno, trasmettendo la passione per il ciclismo a molti uomini e donne, sia conterranei, che dei paesi limitrofi”.

D.: Il senso del Museo della Bicicletta A Jacek Berruti, presidente dell’associazione Veloretro, chiediamo il senso di un Museo della Bicicletta…

“Il museo nasce nel febbraio 2010 su spinta del Comune, di concerto con la Regione, per dare spazio alla collezione di bici e cimeli di ciclismo storico di mio padre Luciano. La mission prevalente è comunicare, e far sì che continuino a fare da volano, i valori del ciclismo del passato, che anche oggi si riflettono sulla vita quotidiana: onestà, tenacia, caparbietà, forza di volontà. Questo museo è un luogo magico che sprigiona passione e intendiamo portarlo avanti con tutte le nostre forze”.

D.: Cosa gli servirebbe per essere potenziato?

“Per allestirlo abbiamo lavorato molto, alcune bici le conserviamo a casa, giacché necessitiamo di ulteriori spazi (la superficie è di circa 150 mq). Al momento il museo è a gestione familiare: viene aperto solo su appuntamento. Servirebbero i fondi, così come del personale fisso. Noi viviamo di ciclismo, lo seguiamo con interesse in ogni sua sfumatura, ma desidereremmo ampliare la squadra di volontari: ne servirebbero di preparati e appassionati, a tempo pieno, affinché il museo si possa aprire tutti i giorni, week end compresi”.

D.: Chi sono i visitatori-tipo di questo museo?

“Si passa dall’appassionato che conosce tutto sulle bici del passato, a partire da quelle dell’Ottocento, al curioso attratto dall’insegna sulla strada. In genere quest’ultimo rimane sorpreso perché non si aspetta, una volta varcata la soglia, di trovare tante testimonianze”.

D.: Cosa conservate con maggior orgoglio?

“Il patrimonio di informazioni, equivalente al valore delle bici, è materiale molto prezioso. Teniamo particolarmente, per ovvi motivi sentimentali, alla bici di mio padre, la numero 1, che ha solcato le strade di tutto il mondo. Parliamo molto volentieri di due personaggi, Ottavio Bottecchio, friulano, primo vincitore italiano del Tour de France e Gino Bartali, esempio di vita per tutto il mondo: il suo nome è scritto nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme per le gesta eroiche di uomo, prim’ancora che di sportivo”.

Custodite anche la bici di Francesco Moser…

Moser, intervenuto alla sua inaugurazione, è il padrino del museo. È un amico di famiglia, poco tempo fa è passato a trovarci a casa, ma rappresenta soprattutto una bella fetta del ciclismo agonistico italiano: è uno dei plurivincitori più affermati al mondo.

Copertina del Libro

Jacek insieme a Giancarlo Brocci (fondatore dell’Eroica) è autore del libro, “Luciano Berruti” (SL Edizioni), corredato di foto significative, in cui si ripercorre la vita del protagonista e i suoi entusiasmanti tour per il mondo. La vita di Luciano viene raccontata anche nel film di Marco Rimondi, “L’Eroico” (2018), dal servizio Rai “Se collezionando” e dal documentario, “Veloretro”. Sito a Cosseria (SV) in Località Bosi n. 1, Il museo è visitabile su appuntamento tramite il sito web: www.veloretro.it dove, oltre a informazioni, si trova anche una nutrita galleria fotografica www.ridelikeagirlproject.com è il sito del progetto di Elena Martinello

L’articolo è stato pubblicato anche su NoiDonne (www.noidonne.org)

Floriana Mastandrea

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Floriana Mastandrea

Giornalista, scrittrice, sociologa: per una società più equa, la giustizia giusta e i diritti, soprattutto per i più deboli. Combattente per indole e per necessità.
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