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LA TRATTATIVA A VALLATA

Progetto legalità, seconda manifestazione

Cos'è la trattativa stato-mafia? Perché ci sono state le stragi mafiose? Quanto la mafia ha condizionato e condiziona tuttora la politica? Cosa poteva contenere l'agenda rossa di Borsellino? Può essere costruita una società su nuove basi? Sono solo alcuni degli argomenti trattati al convegno seguito alla proiezione de:‪#‎La trattativa di ‪#‎Sabina Guzzanti, presso l'Istituto di Istruzione Superiore Enrico Fermi di Vallata (AV). Circa 200 gli studenti del triennio presenti che hanno partecipato con interesse, commentando il film. Una società migliore è possibile: sta ad ognuno seguire i propri progetti impegnandosi per raggiungere gli obiettivi partendo da valori etici sani, impegnandosi con lo studio ed evitando di cedere ai compromessi. La mafia comincia dalla mentalità omertosa, è nel clientelismo, nell'accettazione passiva dell'ingiustizia, nel cercare scorciatoie, nel voto ai politici corrotti e senza ideali, nella mancanza di senso civico e di partecipazione. All'incontro, curato dal regista ‪#‎Giambattista Assanti, hanno partecipato, oltre alla sottoscritta, che ha interagito con gli studenti, il D.S., prof.Sabato Centrella, il prof. Francesco Paone, referente F.S. Area Tre, il prof. Rocco Pignatiello.

SCARPEDIEM storie di scarpe straordinarie

SCARPEDIEM                                                                                                                                                                             

 storie di scarpe straordinarie                                                                                                                                                         “Ross non l’aveva mai sentito, né tantomeno immaginava che anche lei, la super platinata, indossasse come lui solo scarpe italiane, pensò che era un vero peccato che se ne fosse andata prima di avere l’opportunità di conoscersi, chissà quali altre affinità c’erano tra loro!” Da: Il giallo delle scarpe di Marilyn                                                       Sette racconti che ruotano intorno alle scarpe: originali, accattivanti, realizzati con descrizione dettagliata di personaggi e scenari, con una scrittura quasi cinematografica, come efficacemente la definisce Renzo Arbore nella prefazione, al punto da far immergere il lettore fino a immaginarli, fino quasi a viverli. Pino Ammendola, noto volto televisivo, attore, doppiatore, scrittore, regista e autore di cinema e teatro, viaggiatore per indole, romano acquisito, rimasto napoletano nell’anima e nella nostalgia per la sua città, della sua origine ha trasposto nei racconti la migliore creatività, il gusto per la cucina che si spinge fino alla sperimentazione, la fantasia colta. Le sue storie insolite si cimentano con l’oggetto feticistico delle scarpe, rappresentative della personalità di una donna, e, una più intrigante dell’atra, si leggono con fluida voracità. Arricchite da insospettati colpi di scena, sono un escamotage per conoscere meglio luoghi, persone, aneddoti, riferimenti storici, il suo stesso vissuto, poiché come l’autore ammette, ogni storia si rifà a un viaggio, a un ritaglio di memoria, a un’esperienza vissuta, ispiratrice di un racconto. Calzature speciali, è in ordine cronologico,  il primo racconto, a cui legata una significativa tappa che lo vede spezzare, ancora molto giovane, le catene della “negritudine autoriale” (radiofonica e televisiva), dopo che il suo committente gliel’aveva rifiutato, contestandogli, “lui un altro uomo, che le donne non ragionavano a quel modo”. Invece Stefania Casini qualche anno più tardi, l’avrebbe letto con entusiasmo e pubblicato su una rivista femminile che dirigeva. Dopo la storia di Elsa e dei suoi magici stivali rossi, l’autore ritrae le sue muse in un contesto partenopeo sensuale e misterioso, come un calzolaio creativo, inventore di stivali a mezza coscia abbottonati con stringhe elastiche, coturni da dea greca, tacchi in metallo cromato o sandali capresi, per non parlare della collezione delle preziose scarpe delle dive. Percorsi immaginari che hanno il merito di commuovere o far sorridere, evocare nel lettore maschio o femmina, la propria “segreta” passione per le scarpe, evidenziando nel contempo un fenomeno di costume, molto più psicanalitico di quanto sembri. Storie di scarpe in cui le piccole “macchine” per il nostro viaggio quotidiano, diventano la chiave per leggere trame nascoste, per avvertire vibrazioni impalpabili, quasi magici grimaldelli per aprire porte segrete e scoprire le orme lasciate dalla vita.

Floriana Mastandrea                                                                                                                           

 

PINO AMMENDOLA

       SCARPEDIEM                                                                                                                                   storie di scarpe  straordinarie                                                                                                                  Teke editori     pag. 258     €14                    

 L’autore                                                                                                                                            

Nato a Napoli nel ’51, Pino Ammendola, nel ‘65 si è avvicinato al mondo dello spettacolo, debuttando con Dino Risi in Operazione San Gennaro, con Totò. Nel ’75 si è laureato con lode in Giurisprudenza, con una tesi sulla poesia licenziosa dei giuristi napoletani del ‘700. Ha lavorato con i più grandi nomi italiani del teatro e del cinema (da Randone a Lavia, da Fellini a Tornatore). Ha all’attivo oltre 20 commedie come autore e nel 2011 è stato insignito del premio, Roma è arte, per il teatro.

 

SE QUESTA è CIVILTà

                                                       C.A. dr.ssa  ELVIRA NUZZOLO                                                                                                        Lettera aperta sui manifesti selvaggi e richiesta di intervento

La civiltà di un Comune si vede dal comportamento dei suoi abitanti. I politici che aspirano a rappresentare la Comunità, dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio. Paradossalmente proprio coloro che vorrebbero rappresentarla, danno alla comunità il peggior esempio. In questi giorni Ariano è stata tempestata di manifesti di ogni genere prevalentemente di candidati del centrodestra e persino non candidati, che ugualmente si sono fatti fotografare per appoggiarne altri, come nel caso di Cusano che sponsorizza la moglie. Pensiline, cassonetti, muri di ogni tipo, compresi quelli della casa circondariale, pali elettrici, case, finestre, tabelloni pubblicitari, spesso di dimensioni enormi, non sono stati risparmiati allo scempio. Il Comune qualche giorno fa, probabilmente a seguito di una lettera di segnalazione, aveva parzialmente provveduto a rimuoverne qualcuno. Resta però sempre il dubbio sui motivi per i quali accanto alla striscia Affissione abusiva su alcuni manifesti del Centrosinistra, rimangano intatti altri, quasi sempre della destra, in particolare di Forza Italia. Ma lo spettacolo più indecente in assoluto in ogni strada dalla Panoramica, alla nazionale - Cardito, ai Martiri, ai diversi quartieri, lo si può “ammirare da stamattina, dopo le ultime affissioni notturne che hanno provveduto a cancellare dai tabelloni legali, coloro che erano negli spazi propri e occupavano una sola postazione, come nel caso della sottoscritta, candidata con Giovanni La Vita Sindaco per il Centrosinistra del Cambiamento, a favore di altri che non contenti di una o due postazioni, ne hanno occupate talvolta 3, 4, 5, 6, o addirittura di più: tutti gli spazi possibili che potevano. Qualcuno ha pensato bene persino di far torto a un leale gioco di squadra (nella medesima coalizione) e si è fatto inserire almeno un paio di volte, sempre usurpando chi aveva un solo posto. Ora mi chiedo, questa è forse civiltà? Al nord, dove pure ho partecipato indirettamente a campagne elettorali, tutto ciò sarebbe stato immediatamente e gravemente sanzionato. Qui, il nulla, almeno per ora. Infestare di manifesti, (spesso peraltro, nemmeno molto gradevoli, mi si passi il giudizio di valore), i muri, i cassonetti, le pensiline, gli spazi dedicati ad altro si crede forse porti maggior consenso? Non sarebbe meglio tempestare i cittadini di servizi, opportunità, armonia del territorio, buon governo (mi riferisco a chi ne ha già avuto l’opportunità e l’ha bruciata), iniziative per dare una qualità di vita, piuttosto che tappezzare narcisisticamente ogni luogo? Si pensa forse in questo modo di acquisire consenso?

Habiba la magica, incontro con Chiara Ingrao

Habiba la magica, è l’ultimo libro Chiara Ingrao presentato presso la libreria Ubik di Mirabella Eclano nell’ambito del festival Scrivere il cinema. Scrittrice di saggi e romanzi, già interprete e sindacalista, formatrice nelle scuole, ama costruire progetti con i ragazzi. Ci ha raccontato di provenire da una famiglia di insegnanti (dalla madre alla zia) che le hanno fornito l’imprint pedagogico giusto, facendola appassionare fin da piccola, con i loro racconti “figurati”, ai grandi romanzi delle letteratura italiana: “L’insegnamento è fondamentale nella società e incide fortemente nella vita di un individuo, nella sua sensibilità verso la cultura intesa come visione e allargamento degli orizzonti. La cultura è la più grande ricchezza di un Paese, che non può né dev’essere misurata solo in termini monetari: il Pil dovrebbe misurarne anche la [F1] ricchezza culturale. Bisogna investire di più nella scuola pubblica, la cultura va sostenuta, le scuole devono essere belle, sicure, allettanti. Se la scuola è sgradevole perché le pareti sono sporche, perché manca la palestra, mancano di conseguenza anche creatività e allegria”. Le abbiamo chiesto cosa pensi dell’attuale situazione politica: “Ho fatto attività politica per molti anni, quando ero molto giovane ho anche lavorato come sindacalista in alcune fabbriche di Roma, ora faccio politica attraverso i miei libri e investendo sulla cultura e la formazione, anche attraverso le storie, i sentimenti, la magia. Non sono contenta del quadro politico degli ultimi anni e spero che la destra non torni a governare, ma non posso nemmeno dirmi soddisfatta del quadro politico attuale”. Habiba la magica, prendendo spunto dall’aggettivo che viene attribuito alla squadra della Roma, è la storia di una bambina romana proveniente da una famiglia africana, fatta di avventura, momenti amari di riflessione, ironia. Una favola per ragazzi che invita gli adulti a riflettere sull’integrazione: com’è nata? “Non so come sia nata esattamente, ma quando le mie figlie erano piccole dovevo inventare delle favole per loro. Non fidatevi mai del motivo per cui uno scrittore vi dice di scrivere. Per me, un motivo potrebbe essere quello di essere diventata nonna, oppure di aver acquisito sicurezza come scrittrice. In ogni modo, ho sentito una spinta ad occuparmi di questo argomento, dai racconti ascoltati dalle tante persone che ho incontrato, dalla cronaca, dal cambiamento in atto nella nostra società avviata verso la multiculturalità. Habiba, la giovanissima protagonista, come molti immigrati nati in Italia ma non considerati italiani, sente il bisogno di cercare un’identità: si sente italiana, tifa per la Roma, prende 10 in Italiano, la madre ha attraversato il mare in tempesta per farla nascere qui, ma la zia, mentre le fa le treccine, le dice che è africana. Il problema del sangue va superato, ciò che conta è dove si nasce. Non bisogna aver paura delle diversità, comprese quelle religiose, ma interagire e far diventare la diversità ricchezza, che in realtà è la nostra stessa identità. Non siamo frutto del resto noi stessi, della provenienza dagli antichi romani, dagli arabi, dagli spagnoli, dai greci, dai normanni?”. Faccio parte di un’associazione che si batte perché chi nasce qui venga considerato italiano e anche le leggi dovrebbero andare più rapidamente in tal senso. Il libro affronta dunque le tematiche delle paure: di essere inadeguato, non all’altezza delle situazioni, di non essere uguale agi altri, sfida la paura di avere paura, la libertà di non voler necessariamente omologarsi per essere accettato. La magia è un modo di concedersi di immaginare una realtà diversa, di poterla trasformare superando i propri limiti. Quella di Habiba è la storia di un percorso, di come lei cambia, dei conflitti con se stessa e con gli altri. La mia ambizione è che nel personaggio tutti i bambini, soprattutto di origine straniera, possano riconoscersi. È fondamentale per tutti noi imparare a riconoscerci gli uni negli altri partendo dai sentimenti. Molti sono gli spunti che si possono trarre dalla storia: ai docenti la scelta di quelli che riterranno più opportuni. Alcune insegnanti di Roma ne hanno tratto spunto per far visitare ai bambini i monumenti che vi sono citati”. Per saperne di più sull’autrice: www.chiaraingrao.it         La serata finale del festival dedicato alla sceneggiatura, ha premiato come miglior opera prima Diventare Italiano con la Signora Enrica, film del giovane regista turco Ali Iihan, con protagonista Claudia Cardinale e la partecipazione di Giada Benedetti.                                                                                                         Floriana Mastandrea                                                                                                

 

DAL DECLINO SI PUO', SI DEVE USCIRE

Secondo l’Istat entro il 2050 quasi 3.000.000 di abitanti lasceranno il Sud. Le sue maggiori città subiranno un forte spopolamento, a favore della popolazione del Nord. Se questo è il quadro sconcertante che emerge per le città metropolitane, che sarà dei piccoli centri dell’hinterland irpino che non hanno mai avuto quell’incremento di popolazione a cui avrebbero potuto aspirare, subendo al contrario, una desertificazione costante a causa della mancanza di opportunità e servizi? Ariano, la cittadina nella quale sono tornata a vivere dopo una lunga emigrazione a Roma per lavoro, è tra queste. Averla trovata decaduta dopo circa vent’anni di assenza, durante i quali però non ho mai perso i rapporti col territorio che mi ha vista crescere, mi crea insieme un senso di avvilimento e rabbia. Una condizione che mi ha indotta, controcorrente, ad approdare in politica, candidandomi alle prossime amministrative con la lista Centrosinistra del Cambiamento che sostiene il candidato sindaco Giovanni La Vita, in un momento storico sfavorevole, in cui la politica viene disprezzata e svilita. E per questo abbisogna di persone nuove e affidabili. Sono un’idealista animata da passione civile e voglio tentare di portare Ariano fuori dal guado. Perché si è permesso che morisse? Di certo la crisi planetaria ha fatto la sua parte, ma le scorse, fallimentari amministrazioni targate centrodestra, hanno contribuito con una politica miope, di mancato piano di sviluppo del territorio e per di più, continuando a vivere su posizioni di rendita elettorale e di clientelismo. Una buona politica, capace e lungimirante, riesce a trasformare la crisi in opportunità per crescere.

SCRIVERE IL CINEMA

Il festival sulla sceneggiatura, torna a Mirabella Eclano con Enrico Montesano

La sceneggiatura è l’asse portante di un film. Scrivere il cinema, la rassegna ideata e curata dal regista Giambattista Assanti, è tornata a Mirabella Eclano (AV), con la XXII edizione dall’8 al 10 settembre.                                                                                                                                                   Esordio con Che strano chiamarsi Federico, il film di Ettore Scola dedicato all’amicizia tra Scola e Federico Fellini, sceneggiato da Silvia Scola, ospite della serata: “L’idea del film, più una sorta di docu –fiction, è nata nel 2013 per il ventennale della morte di Fellini, su insistenza del direttore del Bari Film Festival Felice Laudadio, che voleva un documentario di repertorio sul grande regista. Era presente l’allora produttore della Mikado Roberto Cicutto, che si impegnò a trovare i finanziamenti per farne un film vero e proprio, chiedendo a mio padre di girarlo, sebbene lui dal 2004 non intendesse fare più film. Dall’idea, passando per la sceneggiatura e il montaggio, abbiamo impiegato in tutto 8 mesi, perché incombeva la data del ventennale. Mentre mia sorella da assistente, lavorava con mio padre, io continuavo a scrivere direttamente sul set ciò che andava girato il giorno successivo”. “Queste manifestazioni, -ha aggiunto- sono importanti poiché portano cultura soprattutto in provincia, dove il cuore del Paese, che spero possa riprendersi presto, ancora pulsa”.                                 La proiezione de Il conte Tacchia, di Sergio Corbucci, ha preceduto l’incontro con l’ospite d’onore che, con sarcasmo e ironia ha segnato un lungo percorso nella nuova commedia all’italiana, Enrico Montesano. Montesano ha sottolineato come molto pubblico sia stato formato dal cinema e dalla televisione e come la decadenza culturale passi anche per la scarsa attenzione verso il cinema. “Bisogna avere un’abitudine alla bellezza e un’attitudine alla cultura, ha detto. La scrittura, insieme al pensiero, sono fondamentali per creare un film: talvolta qualcuno mi chiede di scrivere qualcosa rapidamente, non tenendo in nessuna considerazione che servono tempo, preparazione, riflessione e un pizzico di sana follia, senza la quale la nostra vita da artisti, non si potrebbe fare. In Italia non c’è un festival sulla scrittura, l’idea è buona, bisogna portarla avanti, anche se con la scusa della crisi, non vi daranno mai un soldo. Ricordo che quando mi diplomai c’era la crisi, sono passati 40 anni, c’è ancora la crisi!” Tra una gag e un commento ad alcuni spezzoni dei suoi film, ha evidenziato come nel linguaggio corrente, per puro snobismo, si tenda ad usare talvolta senza nemmeno saperli pronunciare, i termini stranieri, trascurando la nostra bella lingua italiana che invece va amata e rivalutata: perché dire trendy quando sarebbe meglio dire tendenza, perché cult invece di culto e così via! Ricordiamoci di aver avuto grandi poeti, come Dante o Leopardi, sul quale è stato appena presentato il film a Venezia, battiamoci per l’uso della nostra lingua. A proposito di Aragosta a colazione, ha commentato: “In questo film ci sono trovate che possiamo definire mimiche-visive-comiche. Ai miei tempi, allorquando, contrariamente a quanto accade oggi, si faceva la critica dei film e i critici con noi non erano teneri, - ha raccontato -, Tullio Kezich parlò di un film paragonabile ai film muti alla Buster Keaton, in cui gli oggetti si ribellano, in una divertente comicità muta”. Commentando una sequenza del film con Laura Antonelli, I grandi magazzini: “Questa era una comicità che si basava sugli equivoci, un po’ grassoccia. Erano gli stessi produttori a calcare la mano perché sostenevano che facesse ridere. A distanza di venti - trent’anni sono cambiato, non farei più quelle cose volgarotte, forse per questo non mi fanno lavorare”. E sulle imitazioni dei personaggi: “Dopo aver sentito le voci, le imitazioni mi venivano naturali, poi mi allenavo allo specchio. Quando dovevo recitare per il cinema dovevo contenere l’espressività facciale, come fanno gli attori americani che parlano a bassa voce, io abituato al teatro, ho sempre avuto una forte mimica. Recentemente ho postato su You Tube l’imitazione di un critico cinematografico Cola Pelli, per gli amici Pellicola”, ci ha rivelato, regalandoci un ulteriore momento di gradita  ilarità.                                                                                                                                                          L'attrice Giovanna Lombardi, anche lei premiata per il suo impegno, ha recitato con intensità tre minuti del monologo dedicato ad Anna Magnani, Raccontare Nannarella.                                 Alla serata ha partecipato anche il rettore dell’Università polacca di Czestochowa, che ha annunciato la nascita di un corso di cinematografia in accordo con l'Italia.                                       Giornata conclusiva con: Djando, di Segio Corbucci, alle 16; alle 20 l’anteprima di Diventare Italiano con la signora Enrica, del regista turco Ali Iihan, con Claudia Cardinale. A seguire, incontro con l’autore e con: Can Arca, Evan Aberaiak, Tonino Zangardi, Alessandro Verdecchi, Giada Benedetti.                                                                                                                                 Alle 22,30 Marianna Cappellani canta le più belle musiche di Ennio Morricone, presso il Multisala Carmen.                                                                                                                                     Alle 18 presso la libreria Ubik, presentazione del libro Habiba la magica, di e con Chiara Ingrao.

Floriana Mastandrea

Vittoria: imminente l'applicazione della Bacchelli a Giuseppe Ferrara

Una prima battaglia è stata vinta. Il ministro dei Beni e delle Attività culturali Massimo Bray, è intervenuto affinché vengano tradotte in atto istituzionale le richieste pervenute da una vasta platea. A Giuseppe Ferrara saranno applicati i benefici della Legge Bacchelli: dopo l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri, previsto il 23 gennaio, il regista che ha tenuto alto il nome dell’Italia anche nel resto del mondo con le sue opere, percepirà finalmente un vitalizio.

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