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COSA AUGURO PER IL NUOVO ANNO

Salute, fondamentale per affrontare ogni cosa;

Etica: coscienza, rispetto, senso morale, empatia verso il prossimo;

Amicizia, valore prezioso che ci fa ricchi molto più del denaro;

Solidarietà e Generosità, verso chi ha bisogno, sia che chieda sia che non chieda aiuto;

Ridiamo un senso al Natale

Che Natale è quello in cui la povertà sta aumentando a dismisura, insieme a sfiducia e pessimismo? Quello in cui precari, cassintegrati e disoccupati non sanno come fare per vivere dignitosamente? Quello in cui, soprattutto nelle strade di città, si incontrano sempre più clochard accampati nei cartoni, unica dimora diurna e notturna che possono consentirsi? Quello in cui gli anziani vengono abbandonati? Quello in cui, persone vestite dignitosamente frugano nei cassonetti? Quello in cui, la sanità restringe la cinghia e non garantisce più nemmeno i Livelli Essenziali di Assistenza? Quello in cui alla vigilia, la gente disperata, continua a suicidarsi perché non intravede più prospettive? O quello in cui i migranti per protesta contro le disumane condizioni dei Centri d’accoglienza – lagher, devono arrivare a cucirsi le labbra? E che Natale è, quello in cui la solidarietà è affidata al gesto sporadico di qualcuno, quando dovrebbe partire da un’intera classe dirigente e da chi ha di più? O quello in cui si rifiuta l’accoglienza a chi fugge da guerre e miseria? Che Natale è, quello in cui la politica non fa nulla di clamoroso e consequenziale che ne dimostri la coerenza? E non chiede più tasse a chi ha di più, in nome di una redistribuzione e un riequilibrio sociale? Che Natale è quello delle troppe caste che ancora dominano, incontrastate, il sistema economico e sociale? O delle carceri sovraffollate e disumane in cui molti attendono ancora il giudizio e altri sono lì per piccoli reati, mentre i grandi delinquenti vivono liberi? O della farraginosa giustizia, talvolta ingiusta a causa di leggi ingiuste, coi processi che impiegano anni e anni per arrivare a un primo grado? O delle famiglie che fingono di amarsi, ma in realtà si detestano? O di quelle che si fanno la guerra?

Dovremmo ridare un senso al Natale, eliminare l’estremo inutile consumismo e le ipocrisie che vi sono legate per riscoprire valori veri: etica, morale, solidarietà, bene comune. Dovremmo ogni giorno pensare al nostro prossimo, a cosa possiamo fare per migliorare la vita di chi ci circonda e così, anche la nostra. Dovremmo tutti superare individualismo ed egoismo, riscoprire il senso dell’altruismo e del bene comune, in politica e nella quotidianità (che è anch’essa politica), l’empatia col nostro simile, con chi soffre, con chi anche silenziosamente chiede aiuto, allora avrebbe di nuovo senso il Natale: riflettiamoci…

Auguri perché tutto questo impariamo a farlo!

X giornata nazionale degli amici del museo

Xa FIDAM - Invito A

Xa FIDAM-invito B

Mai più figli legittimi e naturali, ma solo figli

Basta con le differenze tra figli naturali e legittimi. Come preannunciato lo scorso luglio dal premier Enrico Letta, il Cdm ha approvato il decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione. La legge viene cioè modificata in modo da eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio, così da garantire la completa eguaglianza giuridica degli stessi. Dunque, come precisato dallo stesso Letta, si “elimina dal codice civile qualunque aggettivazione alla parola figli: da adesso in poi saranno tutti figli e basta”. Queste le novità della riforma, che riguarda anche modifiche al codice penale, a quelli di procedura penale e civile e alla legge consolare. Equiparazione figli naturali e legittimi. Viene introdotto il principio per cui la “filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti, allo stesso modo in cui li produce la filiazione nel matrimonio”: viene così eliminato in tutta la legislazione vigente ogni riferimento ai figli “legittimi” e a quelli “naturali”. Genitori. Viene superata la nozione di “potestà genitoriale” e introdotta quella di “responsabilità genitoriale”: una diversa visione che “privilegia il superiore interesse dei figli minori”.

Seminario Rete delle Donne di Sel Campania

Conoscersi meglio, rinforzare la solidarietà e la stima tra donne e il senso del gruppo anche per ridare slancio alla politica. È stato questo il senso dell’incontro - seminario della Rete delle Donne di Sel Campania tenutosi a Napoli presso l’eremo dei Camaldoli sabato 29 giugno dalle 10 alle 17, 30. Seguendo l’abile guida della veterana, esperta e combattiva Laura Capobianco, e con l’ausilio di una sociologa, Lia Cacciottoli, le intervenute in quell’occasione si sono “messe a nudo”, raccontando aspetti intimi e privati della loro personalità e desideri, ripercorrendo, seppur in estrema sintesi, vissuti personali snodatisi dall’infanzia all’età adulta. Il senso della politica dev’essere anzitutto quello della conoscenza, che non può prescindere da quella di se stessi, anche nell’ottica di poter meglio comprendere gli altri. Ma deve ritrovare anche la capacità comunicativa che negli ultimi tempi è andata gradualmente scemando, fino talvolta, a risultare inesistente. Una capacità che deve farsi portatrice delle istanze di chi non ha voce, di chi soffre, delle altrui sensibilità ed esigenze. Una capacità che le donne per sensibilità, cultura, vissuti di accoglienza, gestione della vita, hanno forte, ma non sempre usano adeguatamente. Una capacità, da trasmettere, insieme ad altre prerogative “femminili”, anche agli uomini militanti e non, con i quali stabilire rapporti di reali pari opportunità, conquistandoli non attraverso la quote rosa, ma con l’autorevolezza della credibilità, data dal modo di operare sicuro di chi porta avanti ciò in cui crede fortemente e si adopera per realizzarlo, con le “buone pratiche” e l’appoggio solidale delle altre donne.  

San Pietro, cercatore di Dio, pescatore di uomini

San Pietro Manifesto

Approvata la Convenzione di Istanbul

Dopo la Camera a maggio, anche il Senato il 19 giugno, ha approvato all'unanimità la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza sulle donne e contro la violenza domestica. Così la Convenzione di Istanbul diventa legge per lo Stato italiano.

L'Italia fa un fondamentale passo avanti nel contrasto alle violenze sulle donne'': nel 2012 sono stati ben 124 i casi di femminicidio e la tendenza delle violenze nel 2013 è purtroppo ancora pesante e cruenta.

Il testo

La causa e la conseguenza della violenza contro le donne, è diretta conseguenza delle ineguaglianze di genere, ed è perpetuata dalla cultura del silenzio e della negazione. La violenza domestica è quel genere di violenza che si estende ben oltre le mura del focolare, perché figlia anche dei legami che si sono venuti a creare nel tempo.

Come norma di contrasto la Convenzione richiede, ad esempio, agli agenti intervenuti sul posto che si imbattono in una situazione di immediato pericolo per la vittima (anche se uomo), di rimuovere l’abusatore dalla casa, per un periodo di tempo specifico, anche se questi ne è l’unico proprietario. Il testo, infatti, riconosce l’esigenza di un soccorso immediato alle vittime, che spesso sono però psicologicamente succubi della controparte. Se il violento è un genitore, è previsto che possa incontrare i suoi figli solo dopo una valutazione dei rischi, e sotto supervisione, per i tempi fissati dalla legge. Spesso i figli rimangono infatti l’unico legame obbligato tra i perpetratori e le vittime, ed espongono queste ultime a rischi successivi. A posteriori, in sede di giudizio – e qui diventa fondamentale il fatto che la Turchia, paese di molti mussulmani, sia stata la prima a ratificare la convenzione, viene stabilito che i governi dovranno rendersi garanti: nessun tribunale potrà concedere attenuanti sulla base dei cosiddetti delitti d’onore: tradizioni religiose o culturali non saranno più un’attenuante.

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