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HUMAN FACTOR

Sinistra Ecologia Libertà promuove un appuntamento nazionale di riflessione e di ricerca, per innovare la sinistra e l’ecologismo italiani. Renderemo praticabile una prospettiva, insieme culturale e politica, una strada alternativa, per dare un significato non retorico alle parole futuro e società partendo dalla qualità della vita delle persone. 

HUMAN FACTOR – il segno del cambiamento” si terrà a Milano dal 23 al 25 Gennaio 2015 alla Permanente (Via Turati 34). HUMAN FACTOR esce dalla concezione della politica come pura comunicazione, dalla catena di annunci in cui sembra rinchiudersi il dibattito. Darà spazio alla realtà della vita umana che irrompe sulla scena pubblica dell’Italia in crisi.

Sarà un incontro aperto, a cui potranno partecipare tutti i cittadini, intellettuali di diverse provenienze culturali, esponenti politici dell’intera sinistra italiana e internazionale, attivisti delle realtà sociali che si battono per una società migliore.

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HUMAN FACTOR darà voce anche alle nuove esperienze, collocate sui crinali della contemporaneità e capaci di accompagnare una riflessione che andrà oltre i recinti, che indicherà la strada per raggiungere nuove conquiste per la società.

Per noi tre giorni di lavoro intenso, che non saranno una sfilata di interventi, ma veri laboratori orientati a produrre report programmatici, progetti e riflessioni per lasciare il segno nella politica italiana. Siamo la sinistra che costruisce, non è nelle nostre corde restare a guardare mentre la vita di milioni di persone continua a peggiorare.

Sul sito www.humanfactorlab.it si trovano i primi documenti e contributi alla discussione (tutti commentabili).  Giorno dopo giorno pubblicheremo nuove riflessioni e le informazioni complete sui laboratori, sui partecipanti ed altri avvenimenti che si svolgeranno nella tre giorni di Milano.

Roma, 5 dicembre - Stati Generali delle Donne

5 Dicembre 2014, ore 9

Roma Parlamento Europeo

Sala delle Bandiere

Via IV novembre,149

STATI GENERALI DELLE DONNE

L'ITALIA CONTINUA  A NON ESSERE UN PAESE PER DONNE

Con il Patrocinio del  Ministero Sviluppo Economico

Spesso occhi nuovi possono fornire soluzioni nuove.

L’esperienza deve essere valorizzata e si deve impedire che la paura di osare porti alla cristallizzazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche.

https:/ /statigeneralidelledonne.wix.com/stati-generali

Hashtag #statigenralidelledonne

 

 

ARIANO ERA UN SALOTTO

Presentato con successo presso il palazzo Vitale-Pisapia il 17 Agosto. Con me, l'antropologa Marina Brancato e l'Autore.                                                                                                                      Il paesaggio e la comunità di Ariano Irpino, già Ariano di Puglia, hanno ispirato impressioni antitetiche e contraddittorie sia nella letteratura odeporica che nelle fuggevoli annotazioni di quanti (viaggiatori, artisti, militari, scrittori, poeti, giornalisti) l’avevano visitato, consegnando tracce significative del loro passaggio in una delle città più importanti del Mezzogiorno interno, luogo di transito frequente e quasi obbligato lungo l’asse Tirreno-Adriatico, attraverso l’Appennino.                                                                                                           Un salotto, definì la città Vasco Pratolini, inviato dal Nuovo Corriere per la cronaca del Giro d’Italia di ciclismo del 1947: “Lo strappo di Ariano […] è sembrato un salotto ove venissero rispettate le precedenze. Sulla cima i corridori sono sfilati uno dietro all’altro, come ad un appello nominale tenuto con la classifica alla mano”. Anche Indro Montanelli parlando della vittoria del Premio della montagna a Bartali, aveva citato Ariano, chiamandola però Irpino e destando il sospetto che non ci fosse andato, preferendo attendere la tappa a Bari.                                                                                                                                                                      In antitesi a Pratolini, quasi un secolo prima, Eugenio Torelli Viollier, futuro fondatore del Corriere della sera, nel 1860 giovane e fervente garibaldino. In una lettera alla sorella definisce la città “Il paese più antipatico, più infame che si possa immaginare, e gli abitanti, ladri, traditori falsi e reazionari”. L’anno successivo converrà sulla sua tesi Gaetano Negri, futuro sindaco di Milano, giunto in Irpinia per combattere i briganti. La descrizione della città si sofferma anche sul clima freddo, nebbioso e incostante, oltre che sugli inconvenienti di un alloggio scomodo e della totale mancanza di svaghi rispetto alla sua Milano. In compenso, contrariamente a quanto si aspettava, dei briganti nessuna traccia. E pensare che neanche un secolo prima, un artista fiammingo, Van Nieuwerkerke, ne aveva parlato in maniera positiva raccontando come, giunto lì per la notte, vi avesse riposato bene, trovando gli abitanti cordiali e onesti. Negativa l’idea che trasmette l’Abbé di Saint Non, autore di un celebre resoconto di viaggio in Italia meridionale nel XVIII sec. che la definisce: “Città molto grande, molto triste e mal costruita che si crede sia l’antica Equotuticum fondata da Diomede”, e così il suo omologo transalpino, il Castellan, che si sofferma sul terremoto del 1456 e conclude che “Ariano è ancora miserabile e ha solo una fabbrica di maioliche grossolane. Il suo terreno è un tufo mischiato a testacei marini. Produce noci, mandorle, granturco e piante medicinali; si sfruttano delle cave di marmo e di gesso”. Von Salis Marschlins, aristocratico tedesco invece, nel 1789 dice: “È bellissimo il panorama visto dal più alto punto di Ariano”.                                                                                                                        La visione ditomica dei viaggiatori si spiega con il contesto culturale e le rispettive categorie geo-antropologiche di riferimento. I viaggiatori europei sono abituati alle grandi realtà urbane dell’Europa centro-settentrionale, quelli italiani, attenti ed esperti, più condiscendenti e addentro alle realtà del Regno di Napoli. Così Cesare Malpica, uno dei più apprezzati scrittori di viaggio in Italia, che quasi sospira: “Questa dovrebbe essere una città di artisti”. E altri come lui: i geografi Cuciniello e Bianchi nel primo ‘800 percorrono l’Italia meridionale in lungo e in largo e riportano: “Di vero non è facile avvenirsi in altra città nostra che signoreggi per sito più ampia e svariata regione”.                                                                                                                Francesco I di Borbone, in visita nelle province del Regno nel 1824, nel suo dettagliato resoconto, nota il freddo e il vento straordinari, ma ancor di più, la bellezza delle donne e le mantelline di panno rosso che mettono sulla testa e le gonnelle dello stesso tessuto e colore, creando un grazioso effetto scenico quando per strada ce ne sono molte.                                                                                                                                                        Contrastanti anche le impressioni della severa scrittrice francese Juliette Figuier che nel 1868, dopo aver descritto la povertà nella scelta dei pasti (niente uova, latte, pane, vino), decanta la bellezza delle cameriere che servono con costumi ornati di gioielli.        

La battaglia di Poitiers

La battaglia di Poitiers

La causa santa e l'arte della guerra -  Ariano Irpino,  Sabato 16 agosto 2014 ore 19

Via Guardia presso il Giardino del Palazzo Vitale-Pisapia

Interverranno:

Gianni Oliva

Storico-scrittore

Ottaviano Di Grazia

Docente di Storia delle Religioni del Mediterraneo al Suor Orsola Benincasa di Napoli

 Coordinerà Luigi Lambiase                                                                                                                        A seguire concerto della Micro banda Nardiello                                                                                                  L'artista Carmen Terlizzi esporrà alcune sue opere

Conoscere il passato è il primo passo indispensabile per capire il presente. Nulla è più attuale del lavoro sulla battaglia di Poitiers per comprendere le origini della "guerra santa", ripresa oggi dalle fazioni integraliste islamiche a giustificazione di guerre civili, genocidi e crimini efferati non solo in Medioriente, ma in tutto il mondo. La storia, rifacendosi al passato, per dirla con Gianni Oliva, curatore della prefazione, non è facile da distinguere dalla "memoria", ma giacché cerca nei secoli andati le risposte al suo presente, è sempre "storia contemporanea", poiché ne parliamo sempre dal punto di vista del presente, come già affermava Benedetto Croce.                                                                                                                                                         Cos'è e come nasce la Jihad? Riesce la battaglia di Poitiers ad assumere un ruolo decisivo nella sconfitta dell'imperialismo islamico e nella difesa dell'Occidente cristiano, oppure il mito è originato da una ricostruzione agiografica prodotta a beneficio della dinastia Carolingia?  A queste ed altre domande cerca di dare una risposta, ma soprattutto stimola riflessioni, lo studioso Nicola Savino, sociologo e storico, non nuovo a ricostruzioni attente di biografie eccellenti e avvenimenti significativi per la storia dell'umanità. Con un lavoro intenso e accurato, suppotrtato da una scrittura fluida, tra la storiogriafia e il romanzo, arricchita da metafore ed efficaci descrizioni di personaggi e situazioni, Savino ripercorre un lungo arco di Storia, partendo dalla descrizione di luoghi, organizzazione sociale, economica, culturale e religiosa dei popoli. Un breve stralcio a proposito del popolo arabo: "Discendente di Sem, figlio del patriarca Noé, la popolazione araba si è socialmente strutturata sin dai tempi più remoti su un'organizazzione di origine tribale, espressione di grandi famiglie patriarcali aperte, al cui vertice veniva nominato, sull'eccellenza di virtù condivise, uno sceicco che assumeva la guida economica, politica  e religiosa dei clan"...,fino ad arrivare alla suggestiva storia di Maometto. Orfano di padre, lavora da mercante, sposa poi Khadija, vedova colta e ricca e si dedica alla meditazione, che lo conduce alla presa di coscienza di ingiustizie e diseguaglianze nelle dinamiche sociali dell'organizazione tribale, arrivando a interrogarsi sull'uomo e i suoi riti, la natura e suoi cicli, le leggi dell'universo, l'eterno e l'entità che lo governa, per giungere alla “rivelazione”, sulla collina di Hira, a un'ora di marcia dalla Mecca. Con suggestive immagini, l'autore racconta come l'arcangelo Gabriele investì Maometto del ruolo di inviato di Dio, "Sigillo dei Profeti" e gli rivelò le 5 leggi fondamentali a cui ogni mussulmano deve attenersi per meritare il Paradiso. Il Profeta, su ispirazione di Allah, seziona in mondo in tre blocchi: La Casa della Pace, dove vivono i mussulmani sotto la legge islamica, la casa della Tregua, abitata dai popoli sottomessi alla legge islamica e sottoposti al pagamento di un tributo personale, e la Casa della Guerra, abitata dai popoli non sottomessi, infedeli, che disconoscono Allah. Per costoro il Profeta ordina l'uccisione o l'assedio, salvo che si pentano, seguano l'orazione e paghino la decima, poiché Allah, è perdonatore.

SEGNALATO AL FAI AEQUUM TUTICUM

Disponiamo di un patrimonio storico - archeologico rilevante che, oltre a rappresentare un fiore all’occhiello per la città, può essere fonte di turismo e relativo indotto. Ma perché questo patrimonio venga adeguatamente valorizzato e utilizzato, occorre preservarlo, e prim’ancora, restaurarlo. Ci riferiamo al trascurato e vituperato sito di Aequum Tuticum, già citato da Cicerone e poi da Orazio nel 35 a. C. nella quinta satira, in cui narra il viaggio che ha compiuto da Roma a Brindisi. Quella satira era nota anche a quattro Olandesi, che nel 1778 in “Un Grand Tour”, raccontarono il loro passaggio per Ariano proprio sulle tracce di Orazio, e si recarono in Sicilia attraversando l’Italia meridionale e la Puglia, accompagnati dal pittore Louis Ducros, che Ten Hove aveva ingaggiato perché fissasse su tela i momenti salienti del viaggio. In località S. Eleuterio, si trovano le rovine hirpine, romane e medioevali di Aequum Tuticum, risalenti al VI secolo a.C.: nel sito sono stati rinvenuti i resti di un edificio termale, di abitazioni e iscrizioni latine di età imperiale, di una villa tardo - antica e di un insediamento abitativo medievale. I resti archeologici di località S. Eleuterio, sono stati individuati come centro antico (vicus), identificato con Aequum Tuticum, citato da fonti antiche come nodo viario sulla Via Traiana e, successivamente, sulla Herculea.
I reperti archeologici ritrovati ad Ariano Irpino e Casalbore (maschere, terrecotte figurate, fibule di bronzo, pezzi di statuette) si possono ammirare presso il Museo archeologico di Ariano Irpino, nel Palazzo Anzani.
Il sito versa in stato di abbandono e i resti archeologici sono in degrado. La struttura metallica di protezione degli scavi dalle intemperie, è crollata per le nevicate del 2013 e non vi è più protezione per i mosaici, ormai sparsi sul terreno. Recuperato, insieme ad altre risorse locali, rappresenterebbe opportunità lavorative e relativo indotto. Non possiamo consentire  che l’incuria e la mancanza di oculatezza, trasformino questo sito archeologico in un cumulo di macerie abbandonate. Ho segnalato il sito al FAI (
FONDO AMBIENTE ITALIANO) e vorrei che lo faceste anche Voi. Basta accedere al sito e votarlo, è un atto dovuto, un segno di sensibilità e civiltà. Redigeremo al più presto un progetto di tutela e riqualificazione dell’area archeologica per il “salvataggio” di un bene così prezioso per tutta la popolazione irpina.
Votiamo e facciamo votare la segnalazione al FAI, diffondendo anche attraverso i social network, per scongiurare che il nostro patrimonio archeologico vada in rovina e perché finalmente venga preservato e considerato una preziosa opportunità.
Floriana Mastandrea
www.florianamastandrea.it

 

Per un territorio a misura di donna

Sabato 17 Maggio ore 18,30 Palazzo degli Uffici - Ariano Irpino

L’occupazione femminile in Italia secondo l’Istat, non arriva al 50%, il 12% in meno rispetto agli altri Paesi della Ue. Al Sud il tasso è ben 21 punti sotto la media europea e in Campania il dato è ancora più basso, con il 33% in meno rispetto alla media nazionale. L’Irpinia, Ariano compresa, non fa eccezione. La crisi che ci attanaglia colpisce in particolar modo le donne, vittime di disagi e incongruenze, dalla riduzione dei servizi assistenziali, al precariato, alla disoccupazione. Le politiche di genere dovrebbero essere affrontate con maggiore incisività sia dal governo nazionale, che da quello regionale e locale. Gli attori del territorio possono rivestire un ruolo determinante per la tutela della persona e per eliminare le disparità che ancora sussistono.  

Presentazione programma

Presentazione del programma del candidato sindaco della coalizione Ariano Bene Comune, avv.Giovanni La Vita Domenica 13 Aprile ore 11 Sala Acquario - Palazzo degli Uffici Ariano Irpino

PRESENTAZIONE CANDIDATO SINDACO DI ABC

Presentazione del candidato Sindaco, Avv. Giovanni La Vita

della coalizione Ariano Bene Comune

Domenica 23 Marzo 

Palazzo degli Uffici, Ore 11

Ariano bene comune

Assemblea elettorale verso le primarie

Domenica 2 marzo - Palazzo degli Uffici
Ariano Irpino, ore 11,30
Intervengono: Fabrizio Procopio, portavoce di Harambee
Prof. Nicola Savino, PSI
On. Giancarlo Giordano SEL
On. Valentina Paris, PD
Modera Floriana Mastandrea

Giornata Internazionale della Donna: festa o più semplicemente giornata?

Il senso                                                                                                                                                                                       

Una giornata per riflettere sulla condizione femminile, in cui ricordare le conquiste sociali e politiche fatte dalle donne; un’occasione per rafforzare la lotta contro la discriminazione e le violenze; un momento di riflessione sui tanti passi ancora da compiere. Questa ricorrenza dev’essere un’occasione per riflettere sulle azioni da mettere in campo per colmare le distanze tra i generi e nel contempo un momento per individuare le modalità per raggiungere la tanto sospirata parità tra i sessi. Dev’essere, insomma, (per dirla con Silvio Sarno, dell’associazione Trecento Sessanta Irpinia), l’occasione colta (e non più sprecata) utile a individuare una “via di fuga dalla prigionia culturale, legislativa ed economica in cui ci troviamo. Ognuno può e deve offrire il proprio contributo per costruire un percorso comune, un’opportunità da coltivare insieme, utile a superare le criticità e a individuare soluzioni.                                                                                                                                                                                                                                                                               L’origine della Festa della donna                                                                                                                                                                  Una leggenda narra che sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, si pensa invece che la Festa risalga a un altro episodio di incendio, quello del 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York in cui persero la vita 146 persone, buona parte delle quali erano donne immigrate. Da quel momento le manifestazioni delle donne in ricordo dell’accaduto e per lottare per i diritti anche sul luogo di lavoro, si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle vere e proprie giornate dedicate alle donne. La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della festa della Donna nel 1917, quando, proprio in quel giorno, le donne di Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando vita alla “Rivoluzione russa di febbraio”. Le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca, scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia. In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. La prima volta in cui nel nostro Paese è stata celebrata la Festa della Donna risale all’8 marzo 1946, ma viene recuperata e rilanciata già un anno prima dall’UDI, l’Unione delle Donne Italiane, durante la sua prima riunione. L’UDI, in pieno fenomeno post-bellico, si riunisce per stilare una Carta dei diritti della donna, per il pieno riconoscimento legislativo. Un documento fondamentale, che l’anno successivo a Londra, vedrà introdotti per la prima volta i temi del diritto al voto e di parità salariale per le donne.        Leggi storiche a favore delle donne                                                                                                                                                           Il 2 giugno 1946 in Italia viene riconosciuto il diritto al voto alle donne. Un’altra tappa fondamentale: la legge sul divorzio del 1974, che vede affermarsi per la prima volta il principio di autodeteminazione femminile. Ancora negli anni Settanta, alla donna viene riconosciuto la tutela del ruolo di lavoratrice e il diritto a non essere licenziata nel primo anno di vita del figlio. Nel 1978 viene approvata la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, la legge 194 sull'aborto. Negli anni Novanta, grazie alla legge 215/92 sull’imprenditoria femminile, si apre la strada a nuove prospettive economiche e sociali. La legge n.38 del 2009 introduce il reato di stalking, che offre un‘ulteriore tutela alle donne vittime di molestie. Nel luglio 2011 viene approvata la Legge 120/2011, detta anche Golfo - Mosca (dal nome delle due parlamentari proponenti rispettivamente PdL e PD), che introduce l’obbligo di equilibrare le rappresentanze di genere negli organi di governo e di controllo, consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società quotate e delle società controllate direttamente o indirettamente, da pubbliche amministrazioni.                                                                                                                                         Oggi                                                                                                                                                                                                                     Il famigerato “soffitto di cristallo” non è stato ancora abbattuto: la presenza femminile nel mercato del lavoro è ancora molto bassa, gli stipendi non sempre sono equiparati; le donne sono sottorappresentate nelle istituzioni e nelle posizioni apicali delle imprese, nonostante l’introduzione delle quote di genere. Molte sono le lacune culturali e le barriere organizzative da colmare. Dobbiamo districarci costantemente in un dibattito in cui, a qualche diritto ottenuto e ostentato con orgoglio, si contrappone spesso una quotidianità fatta di stalking, femminicidio, dimissioni in bianco e utilizzo del corpo come merce di scambio. La donna, pur se inserita a pieno titolo nel mondo del lavoro, è relegata poiché madre e moglie, a un ambito di cura, di tutela dell’altro e pertanto allontanata da molti ruoli apicali. Il linguaggio acquisisce un ruolo fondamentale nella costruzione del progresso: oltre a essere spesso distorcente, rimanda uno stereotipo di donna oggetto che si perpetua nelle strategie di marketing, pubblicitarie e televisive. La donna oca, bella ma stupida o la donna seducente, sono, come si può constatare dalle trasmissioni o dagli spot pubblicitari, ancora degli argomenti convincenti per attirare l’attenzione del pubblico o per invogliare l’acquisto di un determinato prodotto. Ben ha messo in evidenza il ruolo dei massa media, la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, sottolineando come in una società ancora fortemente maschilista e sessista, i mezzi di comunicazione di massa lancino messaggi subliminali ai più giovani, privi degli strumenti giusti e critici per guardare il fenomeno di gender in maniera oggettiva e distaccata. Il processo di oggettivazione attivato dai media diventa un processo di auto oggettivazione per preadolescenti e giovani generazioni: l’immagine della donna (a volte ritoccata e resa sproporzionata) con corpo statuario e provocante o presentata come mero oggetto, è assunta e interiorizzata (paradossalmente) soprattutto dal genere femminile, con conseguente cura ossessiva del proprio corpo e possibili disturbi alimentari. I messaggi veicolati dai mass media pongono la donna in stato di inferiorità o in qualità di oggetto da possedere, portando a perpetuare e giustificare comportamenti maschilisti, e creando una correlazione tra femminicidio e visione della donna come un nulla sociale. Il processo di socializzazione ha un ruolo importante nell’ acquisizione di modelli di valori e nella creazione di un’identità: risulta così fondamentale che i mezzi di comunicazione, non solo non veicolino messaggi pubblicitari che ostacolano la visione paritaria moderna, ma che, al contrario, si attivino a trasmettere essi stessi un’immagine paritaria, dato il potere di influenzare il comportamento e contribuire alla formazione di opinioni.     

La Giornata Internazionale della Donna: festa o più semplicemente giornata?

Il senso                                                                                                                                                                                       

giornata per riflettere sulla condizione femminile, in cui ricordare le conquiste sociali e politiche fatte dalle donne; un’occasione per rafforzare la lotta contro la discriminazione e le violenze; un momento di riflessione sui tanti passi ancora da compiere. Questa ricorrenza dev’essere un’occasione per riflettere sulle azioni da mettere in campo per colmare le distanze tra i generi e nel contempo un momento per individuare le modalità per raggiungere la tanto sospirata parità tra i sessi. Dev’essere, insomma, (per dirla con Silvio Sarno, dell’associazione Trecento Sessanta Irpinia), l’occasione colta (e non più sprecata) utile a individuare una “via di fuga dalla prigionia culturale, legislativa ed economica in cui ci troviamo. Ognuno può e deve offrire il proprio contributo per costruire un percorso comune, un’opportunità da coltivare insieme, utile a superare le criticità e a individuare soluzioni.                                                                                                                                                                                                L’origine della Festa della donna                                                                                                                Una leggenda narra che sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, si pensa invece che la Festa risalga a un altro episodio di incendio, quello del 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York in cui persero la vita 146 persone, buona parte delle quali erano donne immigrate. Da quel momento le manifestazioni delle donne in ricordo dell’accaduto e per lottare per i diritti anche sul luogo di lavoro, si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle vere e proprie giornate dedicate alle donne. La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della festa della Donna nel 1917, quando, proprio in quel giorno, le donne di Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando vita alla “Rivoluzione russa di febbraio”. Le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca, scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia. In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. La prima volta in cui nel nostro Paese è stata celebrata la Festa della Donna risale all’8 marzo 1946, ma viene recuperata e rilanciata già un anno prima dall’UDI, l’Unione delle Donne Italiane, durante la sua prima riunione. L’UDI, in pieno fenomeno post-bellico, si riunisce per stilare una Carta dei diritti della donna, per il pieno riconoscimento legislativo. Un documento fondamentale, che l’anno successivo a Londra, vedrà introdotti per la prima volta i temi del diritto al voto e di parità salariale per le donne.                                                                                                                                          Leggi storiche a favore delle donne                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Il 2 giugno 1946 in Italia viene riconosciuto il diritto al voto alle donne. Un’altra tappa fondamentale: la legge sul divorzio del 1974, che vede affermarsi per la prima volta il principio di autodeterminazione femminile. Ancora negli anni Settanta, alla donna viene riconosciuto la tutela del ruolo di lavoratrice e il diritto a non essere licenziata nel primo anno di vita del figlio. Nel 1978 viene approvata la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, la legge 194 sull'aborto. Negli anni Novanta, grazie alla legge 215/92 sull’imprenditoria femminile, si apre la strada a nuove prospettive economiche e sociali. La legge n.38 del 2009 introduce il reato di stalking, che offre un‘ulteriore tutela alle donne vittime di molestie. Nel luglio 2011 viene approvata la Legge 120/2011, detta anche Golfo - Mosca (dal nome delle due parlamentari proponenti rispettivamente PdL e PD), che introduce l’obbligo di equilibrare le rappresentanze di genere negli organi di governo e di controllo, consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società quotate e delle società controllate direttamente o indirettamente, da pubbliche amministrazioni.                          Oggi                                                                                                                                                                                                             Il famigerato “soffitto di cristallo” non è stato ancora abbattuto: la presenza femminile nel mercato del lavoro è ancora molto bassa, gli stipendi non sempre sono equiparati; le donne sono sottorappresentate nelle istituzioni e nelle posizioni apicali delle imprese, nonostante l’introduzione delle quote di genere. Molte sono le lacune culturali e le barriere organizzative da colmare. Dobbiamo districarci costantemente in un dibattito in cui, a qualche diritto ottenuto e ostentato con orgoglio, si contrappone spesso una quotidianità fatta di stalking, femminicidio, dimissioni in bianco e utilizzo del corpo come merce di scambio. La donna, pur se inserita a pieno titolo nel mondo del lavoro, è relegata poiché madre e moglie, a un ambito di cura, di tutela dell’altro e pertanto allontanata da molti ruoli apicali. Il linguaggio acquisisce un ruolo fondamentale nella costruzione del progresso: oltre a essere spesso distorcente, rimanda uno stereotipo di donna oggetto che si perpetua nelle strategie di marketing, pubblicitarie e televisive. La donna oca, bella ma stupida o la donna seducente, sono, come si può constatare dalle trasmissioni o dagli spot pubblicitari, ancora degli argomenti convincenti per attirare l’attenzione del pubblico o per invogliare l’acquisto di un determinato prodotto. Ben ha messo in evidenza il ruolo dei massa media, la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, sottolineando come in una società ancora fortemente maschilista e sessista, i mezzi di comunicazione di massa lancino messaggi subliminali ai più giovani, privi degli strumenti giusti e critici per guardare il fenomeno di gender in maniera oggettiva e distaccata. Il processo di oggettivazione attivato dai media diventa un processo di auto oggettivazione per preadolescenti e giovani generazioni: l’immagine della donna (a volte ritoccata e resa sproporzionata) con corpo statuario e provocante o presentata come mero oggetto, è assunta e interiorizzata (paradossalmente) soprattutto dal genere femminile, con conseguente cura ossessiva del proprio corpo e possibili disturbi alimentari. I messaggi veicolati dai mass media pongono la donna in stato di inferiorità o in qualità di oggetto da possedere, portando a perpetuare e giustificare comportamenti maschilisti, e creando una correlazione tra femminicidio e visione della donna come un nulla sociale. Il processo di socializzazione ha un ruolo importante nell’ acquisizione di modelli di valori e nella creazione di un’identità: risulta così fondamentale che i mezzi di comunicazione, non solo non veicolino messaggi pubblicitari che ostacolano la visione paritaria moderna, ma che, al contrario, si attivino a trasmettere essi stessi un’immagine paritaria, dato il potere di influenzare il comportamento e contribuire alla formazione di opinioni.     

L'altra metà del cielo

Venerdì 7 marzo ore 18  - Status Symbol - Ariano Irpino

Semantica della donna tra cultura e rappresentazione

Nella nostra contemporaneità si è soliti assistere a un dibattito che oscilla tra 'qualche diritto ottenuto' e ostentato con orgoglio, e una quotidianità che ci racconta di stalking, gelosie omicide, dimissioni in bianco e utilizzo del corpo come merce di scambio. Da figli di una cultura patriarcale, ci stiamo via via abituando a sentir "più nostri" concetti come "pari opportunità" e "differenze di genere". Il linguaggio acquisisce così, nella sua dimensione più ampia, un ruolo fondamentale nella costruzione del progresso: la donna, pur spesso inserita a pieno titolo nel mondo del lavoro, è relegata, poiché madre e moglie, a un ambito “di cura”, di tutela dell’altro e, pertanto, allontanata da molti ruoli apicali. Alla copiosa fruizione di parole nei "discorsi al maschile", si contrappone l'esiguità di testimonianze dirette. Charlotte Whitton, con l'aforisma “Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile.”, ci restituisce il senso di una realtà più che mai attuale. La (auto)rappresentazione stessa della donna, difatti, l'ha costretta a spendersi oltre misura per conquistare ciò che, riscoprendo un barlume di buon senso, le sarebbe dovuto spettare di diritto: uguali condizioni di partenza e medesime prospettive di arrivo del "maschio".

DA DE SANCTIS A OGGI: RILANCIARE IL SUD, UNA SFIDA NECESSARIA

(Estratto dal mio intervento presso l’Assemblea regionale Sel Campania)

Tutto si trasforma e qui la trasformazione è lenta. Si animi Monticchio, venga la ferrovia e in piccol numero d’anni si farà il lavoro di secoli. L’industria, il commercio, l’agricoltura, saranno i motori di questa trasformazione. Vedremo miracoli. Perché qui gli ingegni sono vivi e le tempre sono forti. Questa stessa resistenza che incontro, questa durezza che talora chiamerei rozzezza, questa fedeltà a impegni presi, a parola data, non mi prova che qui carattere c’è? E dove è carattere, c’è la stoffa dell’avvenire. E io non debbo pure fare qualche cosa che affretti questo avvenire? Non è bello consacrare a loro questi ultimi anni della mia vita? Non è mio dovere? […]. Mi sentiranno oggi, e le mie parole saranno seme che frutterà nei loro cuori. E con questi propositi, mi posi a meditare cosa avevo loro da dire”Riflessione ancora estremamente attuale, estrapolata da Un viaggio elettorale, di Francesco De Sanctis, grande critico letterario, politico, docente e scrittore, che stilò uno straordinario documento sulle condizioni di vita della società meridionale di fine ‘800. Tornato dopo 40 anni nelle sue terre d’origine, documentò dal fenomeno delle alleanze e degli intrighi, che diede origine al trasformismo, al mondo dei proprietari terrieri e dei “galantuomini”, che vessavano le masse contadine oppresse e sfruttate. Nel 1875, dopo aver partecipato alle elezioni dell’anno prima sia nel collegio di Sansevero, dove aveva vinto, che di Lacedonia, dove però furono invalidate, decise di rifiutare il seggio sicuro di Sansevero (contrariamente a quanto gli chiedeva di fare la Sinistra) e partecipare attivamente alla campagna elettorale nel suo collegio d’origine. Ciò che trovò a Lacedonia fu un’aspra lotta tra due gruppi indistinti e mutevoli a livello nazionale (proprio come per molti aspetti le attuali “larghe intese”), ma in aspro conflitto per la supremazia locale. Il suo avversario Soldi, era stato uno strenuo sostenitore dell’amministrazione conservatrice (Minghetti), ma ora, in un impeto trasformista, aveva deciso di sostenere la Sinistra per accaparrare più voti. Il comitato elettorale della Sinistra che avrebbe dovuto sostenerlo, decise di appoggiare Soldi e così De Sanctis, ribelle nei confronti del comitato elettorale del suo partito, si vide con sorpresa, sostenuto dal prefetto e da un agguerrito sistema clientelare che non apprezzava. La sua candidatura fu appoggiata da un boss di Avellino (Capozzi), il quale prima aveva appoggiato quel Soldi, che però ora diventava suo rivale, poiché ne minacciava l’autorità ad Avellino, città della quale, pur essendo diventato più volte deputato, volle continuare a occuparsi, trascurando la politica nazionale. De Sanctis, si ritrovò così in mezzo a una lotta di potere tra notabili di provincia, proprio lui che attaccava l’affarismo e i carrozzoni talvolta presenti a Roma nella politica nazionale. C’erano sì uomini integri e politicamente attivi, ma a seguito di scandali clamorosi, crescevano coloro che aderivano all’idea che l’elezione al parlamento fosse “un mestiere da cui si cavino onori e guadagni”, deridendo “coloro che se ne scandalizzano”. De Sanctis aveva notato che questa mentalità si estendeva “dal centro alla periferia come un’infezione”. In effetti, un allargamento del suffragio che in città poteva rivelarsi fruttuoso, nei piccoli centri poteva favorire “l’avventuriero, il tiranno”. In quel contesto il “piccolo Catilina, si fa la sua clientela, la educa simile a sé, con la bella regola del mangiare e far mangiare e la gente viene su disposta a vendere il voto per un piatto di lenticchie”. La candidatura nel collegio di Lacedonia lo portò a compiere un viaggio elettorale tra gli 800 elettori che intendeva rappresentare come comunità, per sanare le fratture che contribuivano al ritardo di quella provincia, ponendola all’attenzione del governo centrale di Roma. Venne eletto, ma con soli 20 voti in più, questione che considerò umiliante poiché dalla sua terra si aspettava un voto unanime. Quando vi tornò nel 1882, non fu neanche più rieletto, probabilmente perché aveva delegato ad altri la politica militante, non contribuendo ad elevare il livello di coscienza politica dei suoi elettori, pur proclamando la necessità dell’istruzione per tutti come elemento di libertà ed emancipazione. Lavorò molto per sollecitare il risveglio morale dell’Italia, contro l’indifferenza pubblica. Alla maggioranza della gente però, essere governati dalla destra o dalla sinistra, importava poco: erano in pochi a conoscere i partiti e a leggere i giornali. De Sanctis insisteva, quasi un po’ utopisticamente, sulla moralità e l’onestà della politica, prendendo le distanze dal modo di fare dei suoi colleghi, transfughi spesso da un partito all’altro. La sua politica di ministro dell’istruzione, che concentrava gli sforzi sulla scuola primaria e su quella rurale più che la urbana, non era popolare, ma oggi le sue idee, compresa quella di investire per migliorare la qualità delle università, a scapito della quantità, vengono rivalutate. Negli ultimi anni della sua vita De Sanctis si spese per il cambiamento e il progresso. Quelli furono anche gli anni in cui si delineò la “Questione meridionale”, così definita dagli studiosi per il persistente divario delle condizioni di vita tra Nord e Sud. Dopo l’unità nazionale, la gente del Sud sperava che il nuovo governo sanasse miseria, disoccupazione e analfabetismo, potenziando e correggendo le storture del sistema industriale avviato dai Borbone. Così non fu, e ne seguì una profonda delusione. De Sanctis era fermamente convinto che l’Italia potesse diventare più forte riducendo le distanze tra le classi sociali, ma dovette constatare che un elettorato piccolo, preferiva per lo più che le cose rimanessero com’erano. Avvertì i liberali che, se avessero fallito nell’educare ed elevare le masse, un partito di estrema destra avrebbe potuto giungere al potere facendo leva sul loro fallimento. Il primo partito che avesse promesso al popolo una politica di vere riforme sociali, sarebbe divenuto “il padrone d’Italia”, anche a costo della distruzione della libertà politica. Nel suo viaggio, aveva rilevato la mancanza di impegno per l’educazione popolare delle aree del Mezzogiorno, dove l’analfabetismo era pressoché totale, e gli analfabeti non avevano diritto al voto, così com’era stato testimone della “lotta sorda tra cafoni e galantuomini”. Qualche anno prima, da governatore di Avellino sotto Garibaldi, aveva visto come in un momento critico, i contadini avevano dato addosso “ai galantuomini, ammazzandoli tutti, vecchi, donne, fanciulli”. Oscurando simili eventi del Risorgimento, aveva giustamente sostenuto, gli storici non davano un buon servizio al loro Paese, così come i liberali con la pratica del trasformismo. Il viaggio elettorale di De Sanctis, è un necessario iter storico, perché giova ricordarlo, la conoscenza del nostro passato, è essenziale per costruire il futuro. La sua testimonianza, pur a distanza di circa un secolo e mezzo, gattopardescamente, offre una drammatica analogia con la situazione attuale, di clientelismo, crescente povertà, perdita di diritti e opportunità, e pertanto stimola numerosi spunti di riflessione per elaborare progetti per il rilancio e il definitivo riscatto del nostro territorio.

Quanto di ciò che invocava De Sanctis, chiedendo le ferrovie, motore di sviluppo, oggi diremmo, più compiutamente le infrastrutture, oppure l’istruzione estesa a tutti, così come il superamento della povertà, si è compiuto dall’unità d’Italia in poi? L’effetto della crisi che ci attanaglia è, oltre a un considerevole aumento della povertà, una crescente desertificazione dei territori del Sud, in particolare delle zone interne, con l’emigrazione dei più giovani e non solo; un forte regresso, con la perdita di infrastrutture e servizi, come in Irpinia, dove nel giro di pochissimo tempo hanno chiuso fabbriche (Irisbus), tribunali (Santangelo dei Lombardi, Ariano Irpino), tagliato ospedali e assistenza, anche nei suoi livelli essenziali (ADI), tagliato trasporti, e quelli funzionanti, non brillano certo per efficienza e comodità. In tal modo, non solo è stato messo in ginocchio un intero sistema socio-economico, la sopravvivenza stessa della provincia interna del Mezzogiorno, ma anche la sua stessa identità. Dov’è l’Irpinia, dov’è la stessa Campania, e più estesamente dov’è il Sud, che troppo spesso sembra scomparso dai progetti politici? Il problema del Mezzogiorno è vivo ora più che mai, ma non è irrisolvibile: se lo si sa gestire, può rappresentare una grande opportunità. Ripartiamo dunque dal Sud, per troppo tempo vituperato e sfruttato, difendiamo strenuamente il nostro territorio, non consentiamo più che sia trattato come una discarica, portiamo avanti il progetto di cambiamento delle menti illustri che ci hanno preceduto. Ripartiamo da quel Sud che ha cervelli intelligenti e preparati, gente forte e capace anche di sacrifici, in prospettiva di un miglioramento futuro. Creiamo le condizioni perché il loro sapere e la loro tenacia non emigrino, ma contribuiscano a migliorare la propria terra. Indignarsi non basta, si devono investire energie e capacità, dare valore al merito, ripristinare i diritti. Ripartiamo dalle infrastrutture, ripristinando le molte tratte ferroviarie dismesse, ad esempio, e abbiniamo il trasporto ferroviario al trasporto integrato: vuol dire opportunità occupazionali, turismo, conoscenza delle nostre zone, migliorare la comunicazione tra città piccole e grandi, migliorare i tempi e l’efficienza della mobilità, ridurre l’inquinamento. Migliorare, in sintesi, la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente. Battiamoci per garantire l’assistenza a tutti, riaprire i presidi ospedalieri guidati da professionisti capaci e non espressione di clientele politiche. Battiamoci per far ripristinare, laddove è stata soppressa, l’Assistenza domiciliare integrata. Rilanciamo l’agricoltura, incentivando i nostri prodotti tipici, anzitutto con la formazione professionale, poi destinando fondi ad hoc e incentivando e incoraggiando forme di cooperazione che mirino a ottimizzare produzione e immissione sul mercato. Valorizziamo i nostri prodotti enogastronomici, eccellenze delle nostre terre, promuoviamo forme di energie alternative. Combattiamo lo spropositato consumo del suolo di questi ultimi decenni con la cementificazione selvaggia, recuperiamo e ridiamo dignità ai nostri centri storici. Non dimentichiamo il nostro prezioso patrimonio storico-archeologico, che troppo spesso noi per primi non conosciamo o sottovalutiamo. Prendiamo esempio dai Paesi del Nord Europa, capaci di valorizzare delle semplici “pietre storiche”, con tanto di didascalie e indicazioni turistiche. Abbiamo siti archeologici che potremmo orgogliosamente mostrare (penso tra i tanti, ad es., ad Aequum Tuticum, citato già da Orazio nel 35 A.C. e prim’ancora da Cicerone come necessario punto di passaggio tra Campania e Puglia), basta restaurali e valorizzarli: sarebbero fonte di turismo, come le eccellenze della ceramica, per aggiungerne un’altra. Difendiamo l’ambiente dall’inaudito dissesto idrogeologico al quale è stato sottoposto, per meri fini speculativi, negli ultimi decenni. Opponiamoci con forza alle trivellazioni petrolifere, che non solo non portano guadagno che alle ditte straniere che le eseguono e non all’economia locale, ma inquinano terra e acqua, aumentando i rischi sismici e devastando territorio e colture. Diamo incentivi alla scuola pubblica, perché la conoscenza genera emancipazione, crescita e futuro. Emarginiamo il più possibile i diplomifici privati, lottiamo contro il crescente fenomeno della dispersione scolastica. La scuola è un diritto per tutti e come tale, dev’essere una naturale opportunità e pubblica. Ritorniamo a parlare con la gente, soprattutto quella più sfiduciata (disoccupati, precari, cassintegrati, esodati, anziani, emarginati, “rassegnati”), informiamola dei pericoli che corre se diviene vittima del facile populismo, dimostriamo che i nostri valori: etica, morale, trasparenza, sono le nostre colonne portanti. Riavviciniamo le persone alla partecipazione politica attiva, lanciamo iniziative di formazione politica sui territori, dimostriamo con la nostra azione, anche quella quotidiana di ognuno, che la bella politica nel senso più puro, è possibile. Osiamo la speranza e trasmettiamola. Bisogna partire dai sogni, anche nei momenti più bui, quando possono sembrare più utopistici e applicarsi con impegno, perché si realizzino: cambiare si può e una vera Sinistra è in grado di farsi portatrice di questa sfida. SEL può e deve ripartire dal Sud. È una sfida difficile, impegnativa, ma nel contempo esaltante, che SEL è in grado di sostenere. Per dirla con Guido Dorso: “Il Sud non ha bisogno di carità, ma di giustizia, non chiede aiuto, ma libertà. Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile”. Sta a noi il faticoso, ma anche esaltante compito, di raccogliere questa impegnativa eredità morale e farla fruttare. Facciamoci promotori del cambiamento:ora.

 

 

 

Roma: prima nazionale del musical su San Pietro

ROMA TEATRO TENDASTRISCE  VIA G. PERLASCA, 69   ORE 17,30             

SDT MUSIC, in collaborazione con ONE ART, presenta: "SAN PIETRO MUSICOPERA UNIVERSALE"

La vita di Cefa vista con introspezione dal carcere Mamertino. Se ne ripercorrono le tappe, dall'attività di pescatore, all' incontro con Gesù, dalla catechesi a Roma, al martirio sulla croce per opera di Nerone.Il tutto seguendo il percorso di fede che ne farà emergere gli umani timori e l'amore per il Maestro.15 attori in scena, proiezioni scenografiche, oltre 26

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