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Lettera aperta al ministro della Difesa Roberta Pinotti

Cara Roberta,

mi rendo conto: io sono stato nei Pionieri e tu negli Scout, io ero per le guerre di liberazione dei popoli e tu una pacifista dell’Arcadia, io ero al Senato e tu alla Camera: io ero contro le guerre di invasione e tu facevi la pacifista, “dimenticandoti” di votare contro l’invasione dell’Afghanistan. Ma siccome all’epoca aderivi alla sinistra Ds, assicuravi a tutti di aver votato contro. Adesso, da ministro della Difesa, non puoi certo scontentare i generali e quindi apprendo dai giornali, che hai dichiarato di aver votato “a favore, come tutta la sinistra”. Questa potevi davvero risparmiartela: io, così come gli altri parlamentari della sinistra Ds, ho avuto la mia foto sul quotidiano Libero quale “amico dei terroristi”, ma la tua non c’era. Ultimamente volevi inviare “5.000 uomini” a calpestare la sabbia dei deserti africani, sei stata smentita persino da Renzi, e io ho taciuto, non ti ho mai detto niente, ma ora hai proprio esagerato! Ho letto l’intervista rilasciata al Secolo XIX del 13 giugno, con le tue promesse elettoralistiche. Ti dici distratta da Roma per via del tuo incarico, non puoi occuparti della tua città e perciò “permetti” a Marco Doria di finire il suo mandato da sindaco di Genova, allo stesso modo, in cui è stato permesso a suo tempo, prima ad Adriano Sansa e poi a Marta Vincenzi: sei stata buona, troppo buona! Ma sei andata oltre, e su questo proprio non posso tacere, quando a proposito della devastazione della Costituzione, di cui siete artefici, ti sei spinta a dichiarare: “da questo punto di vista, davvero dispiace che ci sia chi cavalchi contro la riforma i temi della Resistenza e della Liberazione. Dopo la guerra ci fu la capacità di mettere insieme le forze diverse del Paese e ridurre a sintesi le diversità per dare vita alla Costituzione. Il fatto che l’ANPI si schieri per il no alla riforma ha turbato anche tanti che hanno fatto la Resistenza”. Mi rendo conto, tu sei ai margini del giglio magico, non sei né fiorentina né toscana, devi accreditarti con Renzi e Boschi, ingraziarteli, ma non puoi maltrattare quelli che hanno fatto la Resistenza. Ti sei almeno resa conto che, coloro che definisci “chi cavalca contro la riforma i temi della Resistenza e della Liberazione”, sono proprio quelli che hanno combattuto con le armi e rischiato la vita per la nostra liberazione? Sono i partigiani, coloro che durante la guerra di liberazione e subito dopo, hanno dato vita, tutti assieme, alla Costituzione antifascista, la più bella Costituzione del mondo. Voi! Avete turbato coloro che hanno fatto la Resistenza, i loro familiari, e gli antifascisti cresciuti nel loro insegnamento, e nel ricordo dei partigiani morti combattendo per la libertà. Ricordati, i morti e i vivi saranno assieme per cancellare l’obbrobrio che avete fatto alla nostra Costituzione.

Aleandro Longhi, nipote del partigiano Aleandro Longhi, medaglia d’argento al valore militare, caduto per la libertà 

MONTEVERDE, IL BORGO PIù BELLO

Invito a votare Monteverde (AV) ed ospito la lettera del vice sindaco, Tonino Vella.

Sono Tonino Vella, vice sindaco del comune di Monteverde (AV), paesino situato nel lembo estremo della Campania, Irpinia d’Oriente, terra di confine dove la Campania incrocia la Puglia e la Basilicata, paesino che ha subito, fortemente, il dramma degli abitanti emigrati altrove in cerca di una speranza futura. In pochi siamo rimasti a Monteverde. Tra le ferite che aggrediscono questo luogo, non si può tralasciare l'isolamento forzato, perché il comune dista 15 Km dal paese più vicino, e soprattutto è innegabile la penalizzazione del territorio ad opera della precaria viabilità. Però, come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti, le distanze forzate e la mancanza di infrastrutture hanno consentito alla Comunità di Monteverde di conservare intatto il borgo antico, del quale si attesta l’esistenza sin dall’800. Oggi le peculiarità del territorio hanno permesso al Comune di Monteverde di vincere la sfida televisiva contro Atrani (SA), di essere eletto quale Borgo più bello della Campania e, di conseguenza, di rappresentare, con una nuova sfida, la Regione Campania nel prossimo concorso nazionale in cui sono presenti le altre 19 regioni italiane con altrettanti borghi. Al concorso nazionale del Borgo dei Borghi, che terminerà il 22 marzo con la proclamazione del vincitore, che si terrà su Rai Tre in prima serata, il 5 aprile, nella trasmissione “ Alle falde del Kilimangiaro”, non vincerà il borgo più bello, ma il borgo che prende più voti. Pertanto, cari amici, Vi chiedo a nome mio, e a nome dell’intera Irpinia, di aiutarci a sostenere Monteverde attraverso il voto on line. Un voto per Monteverde è un voto per la Campania. Monteverde non rappresenta solo se stesso, ma l’intera Campania e, soprattutto, i tanti piccoli paesi dell’entroterra nei quali le relazioni umane, forse l’unico bene che ci accomuna, contano ancora qualcosa. Monteverde e l’Irpinia rappresentano la cultura dell’accoglienza, della solidarietà, rappresentano il valore delle piccole cose, che ci fanno sentire orgogliosi della nostra terra. Aiutateci a sostenere una battaglia di territorio, per promuovere e far conoscere l’unicità delle nostre ricchezze naturali e artistiche. Ne va del nostro futuro. Mi piace rappresentare questa terra con le sue distese verdi di campi di grano che inseguono i raggi di sole, terra salubre e incontaminata solcata da stradine tortuose che portano al castello ottocentesco, il più bello della provincia di Avellino.

Un grazie di cuore a tutti per quanto farete e un abbraccio affettuoso.                         Tonino Vella

Modalità di votazione: Collegarsi al sito http://www.allefaldedelkilimangiaro.rai.it- Registrarsi con la propria posta elettronica, confermare la registrazione sul proprio indirizzo e mail, e quindi dal quel momento è possibile esprimere un voto al giorno fino a Domenica 22 marzo.

A volte ritornano

Il commento del già senatore e deputato Aleandro Longhi all'apertura della campagna elttorale ad Ariano di Domenico Gambacorta, FI. Leggere le dichiarazioni di Domenico Gambacorta, è sempre istruttivo. Dalle sue dichiarazioni all’apertura della campagna elettorale si capisce subito cosa vuol dire “mala politica”. Gambacorta, ovvero, il direttore amministrativo della Biogem di Zecchino, ha dichiarato che con Zecchino non c’è nessun accordo e che non ci sarà neanche al secondo turno: ha ribadito con forza di essere alternativo a Zecchino. Perché ribadire quello che dovrebbe essere ovvio, ma che Gambacorta sa che ormai gli Arianesi non credono più e sanno benissimo che se andasse al ballottaggio, cosa da non dare per certa, Zecchino farebbe confluire i suoi voti su di lui e viceversa, ma le apparenze sarebbero salve: “non c’è stato nessun accordo!”. Gambacorta prende le distanze anche dall’amministrazione Mainiero, dichiarando di non avere nessuna responsabilità nella sua gestione. Si dimentica di dire che è stata la giunta Gambacorta che ha prosciugato il bilancio del Comune per opere pubbliche iniziate ma mai ultimate, le famigerate incompiute. Gambacorta spera nella memoria corta degli Arianesi, ma, purtroppo per lui, cinque anni fa, il 16 giugno 2009 appena eletto Consigliere provinciale, a proposito del ballottaggio tra Mainiero e Bevere, dichiarava: “Ariano sbaglierebbe a non votare Mainiero, che è stato Assessore della mia giunta e ha l’esperienza per fare bene. Rivolgo, dunque, un appello forte ai miei elettori perché continuino a scegliere Mainiero”. Insomma, se potesse, Gambacorta, giustamente, oltre a prendere le distanze dall’amministrazione Mainiero, prenderebbe le distanze dall’amministrazione precedente, che era la sua.

La Corte dei Conti fa giustizia sul Galliera

AL NORD COME AL SUD,  LA SANITà HA LE SUE GATTE DA PELARE 

In Liguria le larghe intese hanno anticipato il renzismo. I Claudio si intendono, anche se non si amano. Claudio Montaldo non ha mai amato Claudio Burlando, così come Burlando non amava Claudio Scajola, ma nel 2006 dichiarò a Repubblica che andava d’accordo con lui perché parlavano lo stesso linguaggio. Pazienza se Scajola era stato il ministro degli Interni della macelleria messicana del G8 del 2001: era un devoto, viceré di Imperia e uomo forte di Forza Italia. Chissà se i due continuano a parlarsi con lo stesso linguaggio anche ora che Scajola è agli arresti e caduto in disgrazia persino con Berlusconi?                                                                                                                                                           Tutto cominciò nel 2005 con la presa della Regione da parte di Burlando e Montaldo assessore alla Sanità. Fu disdetto il contratto con la Pirelli Re che aveva vinto l’appalto in project financing per costruire l’ospedale di Vallata, atteso in Valpolcevera da una trentina d’anni. La Regione pagò una penale per la risoluzione del contratto, e le motivazioni addotte da Montaldo furono che l’area Mira Lanza su cui doveva sorgere l’ospedale non era idonea e che i privati avrebbero gestito i pasti, la lavanderia e le pulizie, ma lui, uomo di sinistra, non poteva permetterlo, dimenticandosi di dire che l’area per l’ospedale di Vallata era stata scelta anche da lui quale assessore del Comune di Genova. Nel 2006 Montaldo promise l’ospedale del Ponente finanziato con quanto era previsto per l’ospedale Vallata. Fu invece chiuso il Celesia di Rivarolo, chiuso il Gallino di Pontedecimo, quasi chiuso l’ospedale Padre Antero di Sestri, mentre l’ospedale San Carlo di Voltri, veniva concesso alla privata Chiesa Evangelica. Ma la vera grande beffa è stata quella di promettere un nuovo ospedale ai quartieri operai, lavorando invece per finanziare il Nuovo Galliera. Burlando e Montaldo col placet del devoto Scajola genuflessi davanti all’Arcivescovo e all’ex prefetto Romano, volevano condannare i Liguri a pagare un mutuo fino al 2052 per finanziare un ospedale privato, convenzionato col pubblico, ma che non applica leggi dello Stato, quali la 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e la Legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Finalmente è intervenuto il Procuratore regionale della Corte dei Conti, Ermete Bogetti, che ha messo un timbro su quanto da nove anni vanno urlando al vento i cittadini del Ponente e della Valpolcevera: si è definanziato l’ospedale di Vallata per finanziare il Nuovo Galliera, ma la Regione ha superato il limite di indebitamento e pertanto non può attivare il mutuo promesso alla Curia. La logica conclusione è che i Claudio hanno ingannato gli elettori promettendo un ospedale del Ponente che sapevano di non voler finanziare. Scajola è agli arresti, Burlando ha dichiarato che lascerà la Regione, mentre Montaldo vuol sostituire Burlando alla guida della Liguria. Spero che nel Ponente e nella Valpolcevera gli elettori del Partito Democratico che ancora si sentono di sinistra, non vogliano premiare chi ha affossato la loro sanità per ingraziarsi la Curia.                                                                                                                                                                                         Aleandro Longhi                                                                                                                                                                                             Comitato per la Salvezza dell’Ospedale di Sestri

Lettera a Renzi: il PD guarda a destra?

La lettera aperta di Aleandro Longhi, senatore DS nella XIV legislatura e deputato nella XV, al Segretario nazionale del PD (e presidente del Consiglio), Matteo Renzi.

Eg. dr. Renzi, Le voglio segnalare alcuni fatti incresciosi che rischiano di minare la Sua credibilità non solo a livello locale, ma anche nazionale. Sono nato e cresciuto a Genova, ma da qualche tempo abito, seppur saltuariamente, ad Ariano Irpino, un grosso comune in provincia di Avellino, dove succedono cose turche. Pensi che qui governava il centrodestra con la maggioranza bulgara di 18 consiglieri su 21, soltanto 3 erano i consiglieri dell'opposizione: ciononostante il centrodestra non solo non è riuscito a fare nulla di buono, ma, dopo aver contribuito al declino della città, è riuscito a mettere in minoranza il sindaco e a far arrivare un commissario prefettizio. Il 25 maggio si andrà a votare e il PD di Ariano ufficialmente ha deciso di fare un'alleanza, tra gli altri, con parte del PSI, con l'Udc, gli ex Popolari, il club Forza Silvio e il Nuovo Centro Destra, che sta trattando con Forza Italia perché entri a sua volta nella coalizione, anche se, per ora, non è stato trovato un accordo, ma solo per una questione di poltrone. Ma ciò che a me sembra più grave è che il PD locale considera normale la sua alleanza con la destra, motivandola col fatto che: "anche Renzi ha fatto così, bisogna garantire la governabilità! Noi dobbiamo governare e da soli non abbiamo i numeri". Pensavo si trattasse solamente di un'allucinazione collettiva di paese, che sarebbe intervenuta la federazione provinciale per riportarli sulla retta via, ma invece, con mia somma sorpresa, ho letto le dichiarazioni del segretario provinciale del PD, Carmine De Blasio: "che punta a realizzare convergenze programmatiche improntate alla massima innovazione e in grado di conseguire quel miglioramento delle condizioni di vita, sviluppo e abitabitabilità territoriali auspicate dalle comunità locali e ancora, - ha sottolineato - il retaggio del PD a prescindere dalle intese". "il nostro partito rappresenta i valori e la visione del centrosinistra in tutte le esperienze di governo, da Roma all'ultimo piccolo comune italiano, non ha bisogno di patenti all'esame delle alleanze locali". Forte di una rete di circoli che radicano i Democratici su tutto il territorio provinciale, il segretario ha indicato l'obiettico di conquistare la maggioranza in quelle che fino a oggi sono state le roccaforti del centrodestra "con proposte e contenuti innovativi nell'interesse della gente". Da queste dichiarazioni si possono fare le seguenti considerazioni: 1) il PD di Avellino e quindi di Ariano, ritiene di svolgere un ruolo di partito guida come ai tempi del PCUS, non solo di essere il partito guida nelle maggioranze di centrosinistra, ma addirittura anche quando fa alleanze con la destra; 2) il PD irpino fa alleanze con la destra nei comuni in cui questa tradizionalmente vince: invece di convincere i cittadini a votare per il centrosinistra, trova più facile occupare le poltrone alleandosi con la destra e chiamare questa alleanza contro natura "centrosinistra".                                                                                                                                                                                          Eg. dr. Renzi, il PD irpino non ha capito la Sua linea, che parte dall'attuale necessità di governare il Paese per fare le riforme e confrontarsi poi in libere elezioni, dove centrosinistra e centrodestra siano alternativi.

Io ero un parlamentare dei Democartici di Sinistra e nel 2007 ho dato le dimissioni dal partito perché assieme alla Margerita stava dando vita al Partito Democratico di centrosinistra e dunque non più di sinistra. Pensi se passasse la linea irpina, che colloca il PD in un'area di centro che guarda a destra: succederebbe in Italia quello che sta succendo ad Ariano Irpino, dove una parte consistente del PD e del PSI si è alleata con SEL e con altre associazioni e movimenti di centrosinistra e ha dato vita a una coalizione denominata "Ariano Bene Comune". Ritengo che il segretario della federazione di Avellino, Carmine De Blasio, non abbia capito la sua linea e pertanto, Lei dovrebbe smentirlo e commissariare la federazione. Se ciò non accadesse, si potrà dire che De Blasio ha capito tutto e di conseguenza che Lei sta mentendo al Paese.

In attesa di un Suo sollecito e gradito riscontro, Le invio cordiali saluti.

Aleandro Longhi

Ariano Irpino, 5/04/2014

  

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