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Rassegna Stampa

Intervista per: www.ambientequotidiano.it

Intervista a Floriana Mastandrea

Urge reagire alla decadenza morale e culturale” contrastando la sfiducia e la rassegnazione di quest’ultimo ventennio, guidato da una “politica diventata mercato al ribasso, generatrice di falsi valori. Sono stanca di veder soffrire le persone più deboli” ed è per questo che Floriana Mastandrea ha scelto come luogo d’azione il Senato.

Giornalista e scrittrice originaria di Ariano Irpino, Floriana Mastandrea si è candidata con successo alle primarie di SEL (Sinistra Ecologia Libertà) del 29 dicembre per il Senato Circoscrizione Campania. Una donna di cultura al servizio dei più deboli, ha cominciato la sua carriera con i giornali e le tv locali in Irpinia, per continuare con la Rai (coautrice de Il tempo delle scelte con Romano Prodi e coproduttrice di un reportage sul Vietnam postbellico con Rai International). Ha scritto libri come L’altra Africa di Albert Schweitzer (il fondatore di un ospedale per i neri del Gabon) e Resolver, Cuba (sull’aria nuova che dal 2008 spira nell’isola) ed ha studiato la figura della femmina agabbadora, antesignana della moderna eutanasia, poi raccontata in un libro sulla Sardegna e nella sceneggiatura di un film (con Giuseppe Ferrara) e in vari convegni presso la Camera dei deputati. Ma passiamo al suo programma politico.

Lei è una Donna di cultura, dedita al sociale che si è spesso schierata dalla parte dei più deboli scendendo in campo in prima persona sia come giornalista che come scrittrice. Come intende la politica?

Come sociologa, giornalista e scrittrice, nonché per indole, ho sempre privilegiato le questioni sociali e i più deboli, sia con progetti lavorativi che attraverso reportage e libri, in cui ho evidenziato l’interconnessione tra tematiche sociali, culturali, politiche ed economiche. Mi sono sempre messa in gioco in prima persona, investendo ad ampio raggio in ciò in cui ho creduto, nella convinzione che la politica non è solo quella fatta per mestiere, ma è nelle scelte di vita e nel modo di agire, è nel modo stesso in cui improntiamo la nostra vita, in sintesi, nella coerenza tra pensiero e azioni. La sensibilità verso il prossimo, l’indole di lottatrice, dall’ambito familiare, che mi ha vista discriminata come “figlia di un dio minore” a seguito del mancato riconoscimento di mio padre naturale (che peraltro si è sempre detto tale), a quello lavorativo, mi ha portata, pur tra notevoli impegni personali e familiari, a decidere un ulteriore passo nel mettermi in gioco direttamente nell’agone politico.

Perché la scelta di candidarsi con SEL?

In questo decadente momento storico in cui urge ripristinare valori etici e morali, SEL rappresenta la forza politica più consona all’obiettivo e ai miei stessi valori. È l’unica forza che affronta la questione dei diritti civili a vasto raggio, dalle coppie di fatto ai gay, che ritorna a parlare di integrazione, di sconfitta del precariato, di lavoro per i giovani e le donne, welfare, sostenibilità ambientale, sconfitta delle lobby finanziarie. Pur consapevole delle condizioni di partenza sfavorevoli, mi sono proposta liberamente e improvvisamente, dopo aver letto alcune mail in cui si chiedeva la disponibilità a candidarsi alle primarie di SEL.

Crede che le primarie siano un utile strumento di democrazia?

Ho saputo che la mia candidatura al Senato era stata accettata, la sera dell’antivigilia di Natale ed ho avuto a disposizione pochissimi giorni per un’improba campagna elettorale. Si può gestire una campagna elettorale che riguarda la circoscrizione dell’intera Campania in cinque giorni, due e mezzo dei quali festivi? Di queste affrettate primarie, palliativo di una pseudo democrazia, non ci sarebbe stato alcun bisogno se fosse stata modificata la legge elettorale, ripristinando le preferenze o i collegi. Fatte con queste modalità non credo si possano ritenere granché utili.

In ogni caso, il mio risultato personale è stato eccellente. Ad Ariano sono risultata la prima di SEL (quasi il 70% di preferenze), ed altrettanto soddisfacente è stato nel resto della Campania, se si considerano i motivi suesposti, ragione di più per ringraziare calorosamente i 509 elettori che mi hanno dato fiducia. Molti mi scrivono o telefonano ancora oggi dicendo che hanno saputo solo nei giorni successivi alle primarie che mi fossi candidata e che se potessero dare la preferenza a me voterebbero molto più volentieri.

Perché la scelta di candidarsi alle poltrone del Senato? Perché salire al palazzo del potere?

In questo gattopardiano scenario in cui “tutto cambia perché tutto resti uguale”, si devono delineare le premesse per reali cambiamenti. A partire dalla sconfitta della sottocultura di questi ultimi nefasti anni, generatrice di una politica divenuta mercato al ribasso e di una mentalità asservita a falsi valori come il dio denaro, continuando con l’urgenza di cambiare la legge elettorale, per giungere al ripristino della buona politica, quella “nobile”, al servizio della gente. Ed è proprio la volontà di essere al servizio della gente, che mi ha spronato a impegnarmi in prima persona con la candidatura al Senato, luogo che ben conosco per averci lavorato anni fa: stando al suo interno è più facile incidere in tal senso soprattutto attraverso iniziative legislative. 

Tra le complessità che caratterizzano il sud Italia -il sottosviluppo economico, la disoccupazione (anche femminile), il degrado ambientale, la gestione dei rifiuti e l’illegalità – se venisse eletta, su quali argomenti si concentrerebbe?  

Il Sud ha bisogno di un rilancio a tutto campo che non può prescindere da uno sforzo di cambiamento di mentalità di ogni suo abitante. Bisogna smettere di considerare il lavoro un privilegio accordato dal politico –feudatario di turno che in tal modo si assicura il consenso clientelare con il voto di scambio. Il lavoro dev’essere un diritto esteso a tutti, ma perché accada c’è bisogno di creare opportunità, e l’illegalità è direttamente proporzionale alla mancanza di opportunità. Promuovere lo sviluppo significa di conseguenza, creare lavoro: giovanile, femminile, di coloro che sono usciti dal mercato del lavoro, o che sono disoccupati. Non si può promuovere sviluppo se non ci sforza di creare legalità, rispetto del territorio e dell’ambiente. Bisogna smettere di consumare territorio, di cementificare in maniera selvaggia. Bisogna ristrutturare le vecchie case rispettando l’intero assetto delle città: troppo facilmente si abbattono vicoli e centri storici per sostituirli con assurdi palazzoni, emblema di bruttezza il cui unico effetto è creare alienazione. Rispettare il territorio vuol dire anche valorizzarlo, promuovere il turismo. A maggior ragione ora, dopo che il PdL e la Lega si sono accordati di nuovo per privilegiare il Nord: è tempo che il Sud, utilizzato come serbatoio di voti da Berlusconi, si ribelli penalizzandolo, una volta per tutte.

La sostenibilità ambientale è tra le priorità del programma elettorale di SEL. Qual è la sua posizione riguardo la politica energetica italiana?

Sono contraria alle centrali nucleari e a carbone, altamente inquinanti: è tempo di sostenere politiche alternative che salvaguardino la salute abbassando il livello di inquinamento dell’aria, responsabile di malattie e allergie e sfruttino l’energia solare, che da noi non manca. Ma anche usare trasporto pubblico e privato meno inquinante, come l‘ibrido, fino ad arrivare, nel tempo, a sostituirlo totalmente con quello ad energia pulita. Usare di più le biciclette, ma ciò non può prescindere anche dalla creazione delle piste ciclabili, e fino ad ora sono poche le città che ne sono dotate. Promuovere il car sharing, ovvero l’ottimizzo dell’uso dell’auto quale mezzo di trasporto condiviso da più persone. Tutto ciò vuol dire impostare anche diversamente la vita, dalla costruzione delle case, ottimizzando il fotovoltaico, al riciclo dei rifiuti, che deve partire dalla raccolta differenziata che ognuno di noi deve fare a priori già nella propria casa. Perché il rispetto e il cambiamento, cominciano proprio dalle piccole cose della quotidianità.

Annalisa Tancredi

 

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