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RICORDANDO MIA MADRE ANGELINA

11 travagliati anni sono trascorsi dalla tragica dipartita di mia madre, Angelina Mastandrea, detta Lina. Alle 14 di un torrido 15 luglio 2009, con me soltanto accanto, esalava l’ultimo respiro. Il viso inondato di lacrime, disperata e arrabbiata, dopo tutto quello che aveva sopportato soprattutto nella sua ultima settimana di vita (da malata terminale di carcinosi peritoneale), compresa la negazione del suo ultimo desiderio: la divisione dei suoi gioielli tra me e la nuora. Le erano state sottratte e mai più restituite, nonostante le sue insistenti richieste, le chiavi delle 2 casseforti. Cercherò ancora giustizia, che per ora ho ottenuto solo a metà, anche nel suo nome. Tutto il male gratuito e per mera avidità, che è stato fatto a lei e a me, è assolutamente imperdonabile! Ho ricostruito con pazienza certosina, testimonianze e documenti, nel dettaglio l’intero piano criminale e ho malauguratamente constatato come, chi delinque, abbia dalla propria leggi troppo garantiste, prescrizione compresa, che fa sì che i reati si estinguano e con essi le relative condanne, come accaduto con la recente sentenza di Cassazione. Il 16 dicembre 2019 la Cassazione ha dichiarato infatti estinti i reati per un errore procedurale. Il PM non aveva contestato correttamente i reati di falso, mancando di aggiungere il comma 2 (aggravante) all’art. 476 C.p. e consentendo così la prescrizione dopo 7 anni e mezzo, anziché, come sarebbe stato (solo) un po’ più equo, dopo 12 anni e mezzo. Tutte le altre statuizioni già rilevate dalla Corte di Appello di Napoli, sono state confermate dalla Suprema Corte: dalla falsità del testamento, al danno materiale e morale nei miei confronti da parte di mio fratello Roberto Sampietro e della notaia Luisa Romei. La giustizia è spesso lenta e farraginosa, ma ci sono ancora magistrati capaci e scrupolosi e così, prima o poi, arriva. Bisogna combattere, non demordere: non bisogna smettere di cercarla, anche se non potrà mai risarcire a sufficienza delle sofferenze patite e tuttora in corso, nonché degli anni trascorsi tra enormi sacrifici di tempo, lavoro, denaro, salute, nonché tanto stress, per giungere al risultato.                                                                      Ringrazio intanto di cuore tutti coloro (a partire dai preziosi testimoni) che in questi dolorosi e stressanti anni, mi hanno aiutata ad ottenere una prima tranche di giustizia: ora si dovrà continuare con le vertenze civili, ed è inutile dire che dalla controparte, già sono cominciati i più svariati escamotage per tentare di disconoscermi i diritti.

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