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Blog di Floriana Mastandrea

IL COLORE DELLA DEMOCRAZIA

Il principio delle repubbliche è l’uguaglianza, togliendosi la quale e condensandosi le ricchezze in mano di pochi, si apre la strada alla tirannia”. Lo sosteneva, già nel XVIII secolo, Pietro Verri, filosofo ed economista, ed è la linea portante e condivisibile del saggio di Arnaldo Miglino, avvocato cassazionista e docente universitario. Il lavoro tratta, in maniera discorsiva, l’evoluzione dei fatti storici e dei concetti che sostengono l’idea e la pratica della democrazia. Democrazia discende dalla parola greca antica demokratia, a sua volta derivante da demos, popolo, e da kratos, potere. Esprime dunque il concetto di potere popolare e, nell’uso che ne fecero i Greci, indica un particolare sistema di governo della collettività. Il termine democrazia compare per la prima volta nelle storie di Erodoto, che racconta di un sistema in cui le decisioni spettano a tutti, e quelle che non possono essere prese dal popolo direttamente, sono affidate a persone da questo controllate. Nell’elogio ai caduti della prima guerra del Peloponneso, Tucidide fa dire a Pericle. “Il nostro sistema politico non si propone di imitare le leggi di altri popoli, piuttosto siamo noi a costruire un modello per gli altri. Si chiama democrazia […]”. Se gli Ateniesi erano perfettamente consapevoli che la democrazia apparteneva alla loro civiltà, anche per noi moderni, la democrazia antica è quella di Atene: perciò non si può cogliere il senso della democrazia senza partire da quella ateniese, seguendo lo sviluppo storico degli eventi che l’hanno determinata. Per questo l’autore compie un approfondito excursus nella storia della democrazia, dividendo il libro in due parti. Nella prima, traccia la storia dell’Ellade dall’invasione dorica alle tirannidi, passando per la vittoria di Maratona fino all’età di Pericle, per giungere ai principi della democrazia ateniese. Nella seconda parte, si occupa delle invasioni barbariche dell’Impero Romano d’Occidente, fino ad arrivare allo stato assoluto; passa per la rivoluzione inglese, americana e francese, pone l’accento sul significato storico e istituzionale delle rivoluzioni liberali, analizza il diciannovesimo e il ventesimo secolo, per giungere alla democrazia contemporanea. Se inevitabili appaiono le differenze dovute al contesto storico e sociale, molte rimangono le analogie tra la democrazia antica e quella moderna, immaginata e realizzata, entrambe basate su principi essenziali. Valori fondanti, la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà, che si realizzano eliminando l’accentramento del potere e promuovendo la sua diffusione; organizzando il governo della comunità, non secondo il capriccio degli uomini, ma seguendo la legge, espressione della volontà popolare; promuovendo la partecipazione dei cittadini all’attività pubblica; erogando prestazioni allo scopo di: soddisfare le esigenze della collettività, attenuare le disparità di condizioni politiche, economiche, sociali e culturali, e offrire opportunità ai cittadini. I più facoltosi sono tenuti a contribuire in maniera maggiore al finanziamento delle attività pubbliche. I poteri sulla collettività sono concepiti come un servizio, e pertanto le prerogative e le posizioni differenziate di coloro che comandano, sottoposti a controllo, sono giustificate (rispetto a coloro che obbediscono) nella misura strettamente necessaria a realizzare gli interessi della comunità.

I conflitti che investono le scelte politiche e sociali sono razionalizzati e si combatte con la dialettica, anziché con la violenza, facendo prevalere la volontà della maggioranza. La libera discussione e informazione e la mancanza di segretezza sugli affari pubblici, l’impossibilità di concentrare prerogative politiche, economiche e dell’informazione, consentono il controllo di chi esercita il potere, e il funzionamento dei procedimenti con i quali si gestiscono i conflitti politici e sociali. Il rispetto della legge è garantito da un sistema giudiziario a cui nessuno può sottrarsi, governanti compresi. Fondamentale nella democrazia moderna, il ruolo dell’informazione e dei mass media: chi li controlla può controllare le coscienze, da qui l’esigenza che non si accentrino nelle mani di chi governa. Il risultato sarebbe di un’opinione pubblica non più controllore, ma controllato, e con un’opinione funzionale ai voleri di chi comanda, come accaduto, ad es., durante il fascismo. Il pluralismo dei mezzi di informazione e la loro appartenenza a diversi soggetti, consentono al cittadino la possibilità di esprimere un giudizio critico e sorvegliare chi gestisce il potere. Ma sono sufficienti queste garanzie, perché la nostra possa definirsi una democrazia compiuta o è sempre a rischio, e va attentamente coltivata e sorvegliata?

Floriana Mastandrea

ARNALDO MIGLINO

IL COLORE DELLA DEMOCRAZIA

M.C.R. Editrice

Pag. 204      € 7,80

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