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La Giornata Internazionale della Donna: festa o più semplicemente giornata?

Il senso                                                                                                                                                                                       

giornata per riflettere sulla condizione femminile, in cui ricordare le conquiste sociali e politiche fatte dalle donne; un’occasione per rafforzare la lotta contro la discriminazione e le violenze; un momento di riflessione sui tanti passi ancora da compiere. Questa ricorrenza dev’essere un’occasione per riflettere sulle azioni da mettere in campo per colmare le distanze tra i generi e nel contempo un momento per individuare le modalità per raggiungere la tanto sospirata parità tra i sessi. Dev’essere, insomma, (per dirla con Silvio Sarno, dell’associazione Trecento Sessanta Irpinia), l’occasione colta (e non più sprecata) utile a individuare una “via di fuga dalla prigionia culturale, legislativa ed economica in cui ci troviamo. Ognuno può e deve offrire il proprio contributo per costruire un percorso comune, un’opportunità da coltivare insieme, utile a superare le criticità e a individuare soluzioni.                                                                                                                                                                                                L’origine della Festa della donna                                                                                                                Una leggenda narra che sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, si pensa invece che la Festa risalga a un altro episodio di incendio, quello del 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York in cui persero la vita 146 persone, buona parte delle quali erano donne immigrate. Da quel momento le manifestazioni delle donne in ricordo dell’accaduto e per lottare per i diritti anche sul luogo di lavoro, si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle vere e proprie giornate dedicate alle donne. La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della festa della Donna nel 1917, quando, proprio in quel giorno, le donne di Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando vita alla “Rivoluzione russa di febbraio”. Le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca, scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia. In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. La prima volta in cui nel nostro Paese è stata celebrata la Festa della Donna risale all’8 marzo 1946, ma viene recuperata e rilanciata già un anno prima dall’UDI, l’Unione delle Donne Italiane, durante la sua prima riunione. L’UDI, in pieno fenomeno post-bellico, si riunisce per stilare una Carta dei diritti della donna, per il pieno riconoscimento legislativo. Un documento fondamentale, che l’anno successivo a Londra, vedrà introdotti per la prima volta i temi del diritto al voto e di parità salariale per le donne.                                                                                                                                          Leggi storiche a favore delle donne                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Il 2 giugno 1946 in Italia viene riconosciuto il diritto al voto alle donne. Un’altra tappa fondamentale: la legge sul divorzio del 1974, che vede affermarsi per la prima volta il principio di autodeterminazione femminile. Ancora negli anni Settanta, alla donna viene riconosciuto la tutela del ruolo di lavoratrice e il diritto a non essere licenziata nel primo anno di vita del figlio. Nel 1978 viene approvata la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, la legge 194 sull'aborto. Negli anni Novanta, grazie alla legge 215/92 sull’imprenditoria femminile, si apre la strada a nuove prospettive economiche e sociali. La legge n.38 del 2009 introduce il reato di stalking, che offre un‘ulteriore tutela alle donne vittime di molestie. Nel luglio 2011 viene approvata la Legge 120/2011, detta anche Golfo - Mosca (dal nome delle due parlamentari proponenti rispettivamente PdL e PD), che introduce l’obbligo di equilibrare le rappresentanze di genere negli organi di governo e di controllo, consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società quotate e delle società controllate direttamente o indirettamente, da pubbliche amministrazioni.                          Oggi                                                                                                                                                                                                             Il famigerato “soffitto di cristallo” non è stato ancora abbattuto: la presenza femminile nel mercato del lavoro è ancora molto bassa, gli stipendi non sempre sono equiparati; le donne sono sottorappresentate nelle istituzioni e nelle posizioni apicali delle imprese, nonostante l’introduzione delle quote di genere. Molte sono le lacune culturali e le barriere organizzative da colmare. Dobbiamo districarci costantemente in un dibattito in cui, a qualche diritto ottenuto e ostentato con orgoglio, si contrappone spesso una quotidianità fatta di stalking, femminicidio, dimissioni in bianco e utilizzo del corpo come merce di scambio. La donna, pur se inserita a pieno titolo nel mondo del lavoro, è relegata poiché madre e moglie, a un ambito di cura, di tutela dell’altro e pertanto allontanata da molti ruoli apicali. Il linguaggio acquisisce un ruolo fondamentale nella costruzione del progresso: oltre a essere spesso distorcente, rimanda uno stereotipo di donna oggetto che si perpetua nelle strategie di marketing, pubblicitarie e televisive. La donna oca, bella ma stupida o la donna seducente, sono, come si può constatare dalle trasmissioni o dagli spot pubblicitari, ancora degli argomenti convincenti per attirare l’attenzione del pubblico o per invogliare l’acquisto di un determinato prodotto. Ben ha messo in evidenza il ruolo dei massa media, la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, sottolineando come in una società ancora fortemente maschilista e sessista, i mezzi di comunicazione di massa lancino messaggi subliminali ai più giovani, privi degli strumenti giusti e critici per guardare il fenomeno di gender in maniera oggettiva e distaccata. Il processo di oggettivazione attivato dai media diventa un processo di auto oggettivazione per preadolescenti e giovani generazioni: l’immagine della donna (a volte ritoccata e resa sproporzionata) con corpo statuario e provocante o presentata come mero oggetto, è assunta e interiorizzata (paradossalmente) soprattutto dal genere femminile, con conseguente cura ossessiva del proprio corpo e possibili disturbi alimentari. I messaggi veicolati dai mass media pongono la donna in stato di inferiorità o in qualità di oggetto da possedere, portando a perpetuare e giustificare comportamenti maschilisti, e creando una correlazione tra femminicidio e visione della donna come un nulla sociale. Il processo di socializzazione ha un ruolo importante nell’ acquisizione di modelli di valori e nella creazione di un’identità: risulta così fondamentale che i mezzi di comunicazione, non solo non veicolino messaggi pubblicitari che ostacolano la visione paritaria moderna, ma che, al contrario, si attivino a trasmettere essi stessi un’immagine paritaria, dato il potere di influenzare il comportamento e contribuire alla formazione di opinioni.     

                                                                                                                                                  L’Atto della Camera 145 che verte sui temi di parità e non discriminazione tra i sessi nell’ambito della pubblicità, è stato ripresentato a luglio (2013), ma risulta ancora non assegnato ad alcuna Commissione. Pubblicità Progresso si è impegnata nella costruzione di campagne pubblicitarie e nel coinvolgimento di artisti, mediante l’uso massiccio di network, per trasmettere, nell’ambito di una campagna biennale, il messaggio di parità tra i due sessi.                                                                                                                                           Alla luce anche della drammatica vicenda delle baby squillo che vendono il proprio corpo, che soggiogano o sono soggiogate dalle famiglie, sorge spontanea la riflessione che sia necessario agire in primis sulla cultura familiare, dove a volte si annidano i pregiudizi di distinzione e di diversità, di non rispetto reciproco e confronto maturo o dove, contrariamente e drammaticamente, cresce un eccessivo permissivismo genitoriale in assenza di regole e modelli di valori. È necessario combattere un messaggio che in Italia spesso è drammaticamente reale:”va avanti chi è disposto a fare di tutto pur di avere successo, svilendo e usando il proprio corpo, non avendo o non conoscendo l’amore e il rispetto verso se stessi e gli altri, proprio perché non è stato insegnato loro ciò che Rousseu demanda alla famiglia: “conoscere se stesso, trar profitto da sé, saper vivere e rendersi felice”.

Dell’attuale condizione femminile si è discusso presso Staus Symbol ad Ariano Irpino il 7 marzo, con i relatori: Maria Teresa Cipriano, Dirigente scolastico, Giuliana Franciosa, Ricercatrice Isfol, Lucia Scrima, vice-presidente Fidapa, Titti Nappi, Volontaria Croce Rossa Italiana, Alessandro Nicotera, Pres. Forum Provinciale della Gioventù e Giuseppe Mercurio, di Irpinia360.

 

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