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Blog di Floriana Mastandrea

Fool, I comici in Shakespeare Come reinterpretare con brio opere shakespeariane

Teatro Duse di Genova dal 25 al 27 novembre                                                                                                   In una notte surreale, un omino piccolo e magro senza scarpe, suona il benjo e canta malinconicamente "Moon river". Rievoca il "fool" (matto) di Re Lear, che viene a sua volta interrotto dall'ingresso di altri "fool", intenti a preparare la rappresentazione di Piramo e Tisbe, come nella scena dei comici di Sogno di una notte di mezza estate. Le divergenze tra "fool", però conducono la compagnia verso altre direzioni che si rifanno alquanto a modo loro, a Shakespeare. Comincia così un brioso viaggio nelle commedie e nelle tragedie dell'autore inglese per eccellenza, in un'esplosione pirotecnica di sapiente follia su sfondi di un teatro dell'assurdo, che dal circense si estendono gradualmente al country western, fino al varietà e all'avanspettacolo. Il "fool" è lo spiritaccio beffardo che confonde, per il quale nulla è come sembra e tutto è lecito. È l'antenato dei nostri comici fustigatori, che può lanciare invettive contro i potenti senza finire sulla forca. Il matto invita lo spettatore a perdere la bussola, lo trascina inaspettatamente dietro le sue divagazioni, talvolta anche reintepretando piuttosto liberamente il testo di Masolino D'Amico, soprattutto, "se c'è la risposta del pubblico", come ci ha confidato Roberto Alinghieri, uno degli interpreti principali, che ha sottolineato come "la nudità dell'attore sia un modo per mettersi alla prova, una sfida, pur attenendosi al canovaccio". Altro protagonista, Adolfo Margiotta, che ha evidenziato: "l'importanza dell'irriverenza della follia. Per un attore recitare un folle consente di spaziare poiché la follia non ha confini. Il testo ci ha consentito di spaziare e così ce lo siamo un po' cuciti addosso, adattandolo a noi. Siamo stati tutti compagni di accademia, quindi tra noi c'è un buon feeling, c'è complicità, anche quando improvvisiamo". A completare il cast, Marco Avocadro, Fabrizio Matteini, Mauro Parrinelli. Esplosiva la scenografia, anch'essa dai toni surreali, di colori e costumi, di Guido Fiorato. I cinque ottimi attori sono stati direttti da Consuelo Barilari, già direttrice e ideatrice del Festival dell'eccellenza al femminile (giunto all'ottava edizione), la quale non ci ha nascosto la difficoltà a farsi dar retta da un cast tutto al maschile: "Quando gli uomini, seppur di spettacolo, vedono una donna far loro richieste, non l'accettano volentieri, è come se non le riconoscessero il ruolo autoritario, poi l'ascoltano, ma ci arrivano perché costretti dai fatti e dal cuore. All'inizio, anche se si tratta di amici con cui ci conosciamo da molto tempo, come in questo caso, è sempre una lotta. Il fool shakesperiano - aggiunge la regista - non crede in nulla e di tutto ride: indispensabile alla società che però lo sfugge, ci mostra come il bene e il male convivono nella natura umana e si esprimono nei gesti quotidiani. Con uno sguardo che oltrepassa epoche e cultura, il fool si fa specchio delle nostre intemperanze, denunciando l'assurdità dilagante e l'ipocrisia del potere".

Uno spettacolo intelligente e divertente che consigliamo a tutti, adatto anche ai più giovani, anche se per loro (o forse, a pensarci bene, per tutti) consiglieremmo un prologo, al fine di addentrarli adeguatamente in King Lear, Sogno di una notte di mezz'estate, Come vi piace, Molto rumore per nulla, La bisbetica domata, fino a I due gentiluomini.

Floriana Mastandrea

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